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28 gennaio 2012 6 28 /01 /gennaio /2012 16:21

" Mio zio, contrariato d'aver destato in noi tale impressione, avanzò la punta della stampella sul terreno e con un movimento a compasso si spinse verso l'entrata del castello. Ma sui gradini del portone s'erano seduti a gambe incrociate i portatori della lettiga, tipacci mezzi nudi, con gli orecchini d'oro e il cranio raso su cui crescevano creste o code di capelli. Si rizzarono, e uno con la treccia, che sembrava il loro capo, disse: - Noi aspettiamo il compenso, señor.

- Quanto? - chiese Medardo, e si sarebbe detto che ridesse.

L'uomo con la treccia disse: - Voi sapete qual è il prezzo per il trasporto di un uomo in lettiga...

Mio zio si sfilò una borsa dalla cintola e la gettò tintinnante ai piedi del portatore. Costui la soppesò appena, ed esclamò: - Ma questo è molto meno della somma pattuita, señor!

Medardo, mentre il vento gli sollevava il lembo del mantello, disse: - La metà."

 

Il visconte dimezzato è un romanzo scritto nel 1952 da Italo Calvino, scrittore italiano. La trama è incentrata sulle vicende del visconte Medardo di Terralba, spaccato letteralmente a metà da una palla di cannone. Curiosamente, entrambe le metà del visconte, sia la buona e caritatevole sia la malvagia e sadica, sopravviveranno all'orribile ferita, portando scompiglio e stupore a Terralba.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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Published by Marzio - in Italo Calvino
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27 gennaio 2012 5 27 /01 /gennaio /2012 13:52

" 'Ntoni per un po' non seppe che dire: - Ebbene! esclamò poi, lo faccio per lei, per voi, e per tutti. Voglio farla ricca, mia madre! ecco cosa voglio. Adesso ci arrabattiamo colla casa e colla dote di Mena; poi crescerà Lia, e un po' che le annate andranno scarse staremo sempre nella miseria. Non voglio più farla questa vita. Voglio cambiare stato, io e tutti voi. Voglio che siamo ricchi, la mamma, voi, Mena, Alessi e tutti.

Padron 'Ntoni spalancò tanto d'occhi, e andava ruminando quelle parole, come per poterle mandare giù. -Ricchi!! diceva, ricchi! e che faremo quando saremo ricchi?

'Ntoni si grattò il capo, e si mise a cercar anche lui cosa avrebbero fatto. - Faremo quel che fanno gli altri...Non faremo nulla, non faremo!...Andremo a stare in città, a non far nulla, e a mangiare pasta e carne tutti i giorni."

 

I Malavoglia è un romanzo scritto nel 1881 da Giovanni Verga, scrittore italiano. In questo estratto, proveniente dall'undicesimo capitolo dell'opera, è possibile comprendere la mentalità di 'Ntoni, che dopo aver visto con i propri occhi una vita di agi e di lussi disprezza il ritorno al duro lavoro. Padron 'Ntoni, colonna della famiglia e simbolo dei valori e delle tradizioni del mondo contadino, si scontrerà più volte col nipote 'corrotto' dalla modernità.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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Published by Marzio - in I Malavoglia
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25 gennaio 2012 3 25 /01 /gennaio /2012 13:34

" 'Signore, ma è una compagnia per me questa?' pensavo. 'E come mi son mostrato stupido io stesso davanti a loro! Però, ho tollerato troppo da Ferfickin. Credono, gli imbecilli, d'avermi fatto un onore ad ammettermi alla loro tavola, e non capiscono che sono io, io che faccio un onore a loro, e non loro a me. Dimagrato! Il vestito! Oh, dannati pantaloni! Zvjerkòv deve aver notata già da prima la macchia gialla sul ginocchio...E che! Adesso, in questo preciso istante alzarsi da tavola, prendere il cappello e andarsene bellamente, senza dire una parola...Per spregio! E domani magari un duello. Mascalzoni! Io non rimpiango i sette rubli. Loro magari lo crederanno...Il diavolo se li porti! Io non rimpiango i sette rubli! Me ne vado all'istante!' S'intende che rimasi."

 

Memorie dal sottosuolo (conosciuto anche come Ricordi dal sottosuolo) è un romanzo scritto nel 1864 da Fëdor Dostoevskij, scrittore russo. Il romanzo si presenta sotto forma di un lungo monologo in cui il protagonista afferma l'irrazionalità dell'uomo, elemento che traspare in diversi episodi storici; nella seconda parte del romanzo, a proposito della neve bagnata, il protagonista ricorda alcuni episodi della sua vita in cui la malvagità e l'irrazionalità hanno reso il sopravvento: solo attraverso questi episodi il narratore giunge finalmente a comprendere l'inettitudine e l'inadeguatezza del protagonista alla vita.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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24 gennaio 2012 2 24 /01 /gennaio /2012 11:15

topolino

 

Topolino e il mistero di Macchia Nera è una storia a fumetti pubblicata nel 1939 e prodotta da Floyd Gottfredson e  Merril de Maris, fumettisti statunitensi. In questo episodio fa il suo debutto uno dei più famosi villain della storia del fumetto, Macchia Nera (the Phantom Bolt). Dopo una serie di inspiegabili furti di macchine fotografiche, Topolino verrà in aiuto del Commissario Basettoni per risolvere il caso, finendo così nelle mire del temibile criminale Macchia Nera.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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Published by Marzio - in Graphic novel
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23 gennaio 2012 1 23 /01 /gennaio /2012 12:12

" La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte."

 

Dei delitti e delle pene è un saggio scritto nel 1764 da Cesare Beccaria, giurista e filosofo italiano. In questo estratto, proveniente dal XXVIII capitolo dell'opera, l'autore, profondamente influenzato dagli ideali dell'illuminismo, rifiuta la validità della pena di morte come strumento efficace di governo, autorizzandone la pratica solo in casi estremi.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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22 gennaio 2012 7 22 /01 /gennaio /2012 12:07

" Ma già vicini al fiume pervenuti, gli venner prima che a alcun vedute sopra la riva di quello ben dodici gru, le quali tutte in un piè dimoravano, sì come quando dormono soglion fare; per che egli, prestamente mostratele a Currado, disse: ' Assai bene potete, messer, vedere che iersera vi dissi il vero, che le gru non hanno se non una coscia e un piè, se voi riguardate a quelle che colà stanno'.

Currado vedendole disse: 'Aspettati, che io ti mostrerò che elle n'hanno due', e fattosi alquanto più a quelle vicino, gridò: 'Ho, ho!', per lo qual grido le gru, mandato l'altro piè giù, tutte dopo alquanti passi cominciarono a fuggire; laonde Currado rivolto a Chichibio disse: 'Che ti par, ghiottone? parti che elle n'abbian due?'

Chichibio quasi sbigottito, non sappiendo egli stesso donde si venisse, rispose: 'Messer sì, ma voi non gridaste 'ho,ho!' a quella d'iersera; ché se così gridato aveste ella avrebbe coll'altra coscia e l'altro piè fuor mandata, come hanno fatto queste'.

A Currado piacque tanto questa risposta, che tutta la sua ira si convertì in festa e riso, e disse: 'Chichibio, tu hai ragione: ben lo doveva fare'."

 

  Il Decameron è una raccolta di novelle scritte fra il 1349 e il 1351 da Giovanni Boccaccio, scrittore e poeta italiano. Il protagonista di questa novella è Chichibio, un cuoco veneziano al servizio di Currado Gianfigliazzi, che dopo aver cucinato per il suo padrone una gru ne stacca una coscia donandola a Brunetta, di cui è innamorato. Currado, accortosi della coscia mancante, chiederà spiegazioni al cuoco, che scamperà a una severa punizione grazie a una battuta acuta e spiritosa.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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20 gennaio 2012 5 20 /01 /gennaio /2012 11:56

" La poveretta, sgomenta da quelle attenzioni insolite, li guardava in faccia sbigottita, e si stringeva al petto la bimba, come se volessero rubargliela. Finalmente il più duro o il più compassionevole la prese per un braccio e la condusse a casa. Ella si lasciava condurre, e badava a ripetere: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria! - I figliuoli la seguivano aggrappandosi alla gonnella, quasi avessero paura che rubassero qualcosa anche a loro. Mentre passavano dinnanzi all'osteria, tutti gli avventori si affacciarono sulla porta, in mezzo al gran fumo, e taquero per vederla passare come fosse già una cosa curiosa.

- Requiem eternam, biascicava sottovoce lo zio Santoro, quel povero Bastianazzo mi faceva sempre la carità, quando padron 'Ntoni gli lasciava qualche soldo in tasca.

La poveretta che non sapeva di essere vedova, balbettava: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria!

Dinanzi al ballatoio della sua casa c'era un gruppo di vicine che l'aspettavano, e cicalavano a voce bassa fra di loro. Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le vennero incontro, colle mani sul ventre, senza dir nulla. Allora ella si cacciò le unghie nei capelli  con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.

- Che disgrazia! dicevano sulla via. E la barca era carica! Più di quarant'onze di lupini!"

 

I Malavoglia è un romanzo scritto nel 1881 da Giovanni Verga, scrittore italiano. In questo estratto, proveniente dal III capitolo dell'opera, la moglie di Bastianazzo, Maruzza detta la Longa, apprende la notizia del naufragio della Provvidenza e della morte del marito; questo episodio segnerà il declino della famiglia dei Malavoglia, dei 'vinti' travolti dalla fiumana del progresso.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 12:48

" 'E che cos'è lo zéro? Ecco, quel croupier ricciuto, il capo, ha gridato or ora: zéro. E perché ha rastlellato tutto quello che c'era sul tavolo? Un simile mucchio, se l'è preso tutto per sé? Che significa?'

'Lo zéro, nonna, è il profitto del banco. Se la pallina cade sullo zéro, tutto quel che è stato messo sul tavolo appartiene al banco senza conteggi. Veramente, si concede ancora un colpo per far patta, ma in cambio il banco non paga nulla.'

'Ma guarda un po'! E io non ricevo niente?'

'No, nonna, se voi prima avete puntato sullo zéro, allora, se esce lo zéro, vi sborsano trentacinque volte tanto'.

'Come, trentacinque volte? Viene fuori spesso? E perché loro, sciocconi, non puntano?'

'Ci sono trentasei probabilità contrarie, nonna'.

' Che sciocchezze! Potàpyc, Potapyc! Aspetta, anche con me ho denaro, ecco!' Ella tirò fuori di tasca un borsellino ben gonfio e ne tolse un federico. 'To', punta subito sullo zéro'.

'Nonna, lo zéro è appena uscito' dissi 'quindi adesso per un pezzo non uscirà. Perdereste molto; aspettate almeno un poco'.

'Via, frottole, punta!' [...]

Perdemmo anche il secondo federico. puntammo il terzo. La nonna stava ferma a stento, i suoi occhi accesi erano addirittura confitti nella pallina saltellante sui dentelli della ruota che girava. Perdemmo anche il terzo. La nonna andava fuori di sé, non le riusciva di star ferma, e batté perfino il pugno sul tavolo, quando il croupier proclamò trente-six, in luogo dell'atteso zéro. 'Guarda un po'...' si arrabbiò la nonna ' uscirà presto questo maledetto zeruccio? Voglio piuttosto morire, ma resterò qui fino allo zéro!' "

 

Il giocatore è un romanzo scritto nel 1866 da Fëdor Dostoevskij, scrittore russo. Il romanzo presenta un'impressionante schiera di personaggi patetici e inetti, come lo stesso protagonista, Aleksej Ivànovic, precettore al seguito della famiglia di un generale indebitato fino al collo; il gioco d'azzardo sarà la rovina della famiglia e del protagonista, del tutto assuefatto alla roulette.

 

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18 gennaio 2012 3 18 /01 /gennaio /2012 12:40

"- Sì, Quiqueg, i ramponi gli stanno nel fianco tutti storti e divelti, sì, Deggu, il suo spruzzo è grosso come un fascio di grano e bianco come un mucchio della lana di Nantucket dopo la grande tosatura annuale; sì, Tashtego, e dibatte la coda come un fiocco sbrindellato nella raffica. La morte e i diavoli! è Moby Dick che avete visto, marinai, Moby Dick, Moby Dick!

- Capitano Achab, - disse Starbuck che insieme a Stubb e a Flask aveva finora guardato con crescente sorpresa il superiore, ma che alla fine parve colpito da un pensiero che in qualche modo spiegava tutta la meraviglia - capitano Achab, ho sentito parlare di Moby Dick; ma non è stato Moby Dick a strapparti la gamba?

- Chi ti ha detto questo? - gridò Achab; poi fermandosi: - Sì, Starbuck, sì, miei coraggiosi quanti siete, è stato Moby Dick che mi ha ridotto a questo tronco su cui mi reggo ora. Sì, sì - egli urlò con un terribile e altissimo singhiozzo da belva, simile a quello dell'alce colpita al cuore. - Sì, sì! è stata quella maledetta Balena Bianca a rasarmi, a far di me per sempre un buono a nulla incavigliato! - Poi, agitando le due braccia con smisurate imprecazioni urlò a distesa: - Sì, sì! e le darò la caccia oltre il Capo di Buona Speranza, al di là di Capo Horn, al di là del grande Maelstrom di Norvegia, oltre le fiamme della perdizione, prima di abbandonarla."

 

Moby Dick è un romanzo scritto nel 1851 da Herman Melville, scrittore statunitense. In questo estratto, proveniente dal XXXVI capitolo dell'opera, il capitano Achab rivela all'equipaggio i suoi propositi di vendetta contro Moby Dick, la grande balena che gli ha strappato via una gamba; grazie al suo carisma Achab convincerà tutti i marinai del Pequod a dare la caccia alla balena, promettendo del denaro a chiunque avvisti per primo Moby Dick.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 18:02

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" Is this the Region, this the Soil, the Clime,
Said then the lost Arch-Angel, this the seat
That we must change for Heav'n, this mournful gloom
For that celestial light? Be it so, since he 
Who now is Sovran  can dispose and bid
What shall be right: fardest from him is best
Whom reason hath equald, force hath made supream
Above his equals. Farewel happy Fields
Where Joy for ever dwells: Hail horrours, hail
Infernal world, and thou profoundest Hell
Receive thy new Possessor: One who brings
A mind not to be chang'd by Place or Time.

The mind is its own place, and in it self
Can make a Heav'n of Hell, a Hell of Heav'n.
What matter where, if I be still the same,
And what I should be, all but less then he
Whom Thunder hath made greater? Here at least
We shall be free; th' Almighty hath not built
Here for his envy, will not drive us hence:
Here we may reign secure, and in my choyce
To reign is worth ambition though in Hell:
Better to reign in Hell, then serve in Heav'n." 

 

" ' E' questa la regione, è questo il suolo e il clima',

disse allora l'Arcangelo perduto, 'è questa sede che

abbiamo guadagnato contro il cielo, questo dolente buio

contro la luce celestiale? Ebbene, sia pure così

se ora colui che è sovrano può dire e decidere

che cosa sia il giusto; e più lontani siamo

da lui e meglio è, da lui che ci uguagliava per ragione

e che la forza ha ormai reso supremo

sopra i suoi uguali. Addio, campi felici,

dove la gioia regna eternamente! E a voi salute, orrori,

mondo infernale; e tu, profondissimo inferno, ricevi

il nuovo possidente: uno che tempi o luoghi

mai potranno mutare la sua mente. La mente è il proprio luogo

e può in sé fare un cielo dell'inferno, un'inferno del cielo.

Che cosa importa dove, se rimango me stesso; e che altro

dovrei essere allora se non tutto, e inferiore soltanto

a lui che il tuono ha reso più potente? Qui almeno

saremo liberi; poiché l'altissimo non ha edificato

questo luogo per poi dovercelo anche invidiare,

non ne saremo cacciati: vi regneremo sicuri, e a mio giudizio

regnare è una degna ambizione, anche sopra l'inferno:

meglio regnare all'inferno che servire in cielo."

 

Paradiso perduto (Paradise lost) è un poema epico scritto nel 1667 da John Milton, poeta inglese. In questo estratto, proveniente dal I libro dell'opera, vengono riportate le parole di Lucifero dopo essere stato cacciato dal Paradiso assieme ai suoi seguaci; dopo un iniziale smarrimento, l'Arcangelo perduto riacquista energie e fiducia in se stesso accettando la sua condizione e facendone un vanto piuttosto che una vergogna.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

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