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11 dicembre 2011 7 11 /12 /dicembre /2011 19:22

" Così i tempi erano favorevoli per quella gente,

fino a quando un demone uscito dall'Inferno

cominciò a diffondere la sua malvagità nel mondo.

Grendel era il nome di questo orribile demone

che infestava le paludi, vagando attraverso le marche;

[...]

Dall'acquitrino allora, percorrendo strade nebbiose,

Venne Grendel a soddisfare la sua brama di carne umana.

Non perse tempo, ma attaccò subito,

Sbranò gli uomini, ne masticò le ossa,

Bevve il sangue dalle vene, ingoiò la carne,

Divorò avidamente i cadaveri senza vita.

Poi venne più vicino, ma Beowulf lo afferrò

E lo strinse saldamente,

I tendini saltarono, scoppiarono le casse delle ossa

E a Beowulf fu concessa la gloria della battaglia."

 

Beowulf è un poema epico scritto nella metà del VIII secolo. La trama è incentrata sulle avventure dell'eroe Beowulf, giunto in soccorso al re danese Hrothgar, da lungo tempo minacciato dal terribile demone Grendel.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

 

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Published by Marzio
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11 dicembre 2011 7 11 /12 /dicembre /2011 18:33

" Quivi il giovane veggendo i palagi, le case, le chiese e tutte l'altre cose delle quali tutta la città piena si vede, sì come colui che mai più per ricordanza vedute no' avea, si cominciò forte a maravigliare e di molte domandava il padre che fossero e come si chiamassero. Il padre gliele diceva; e egli, avendolo udito, rimaneva contento e domandava d'un'altra. E così domandando il figliuolo e il padre rispondendo, per avventura si scontrarono in una brigata di belle giovani donne e ornate, che da un paio di nozze venieno: le quali come il giovane vide, così domandò il padre cosa quelle fossero.

A cui il padre disse: 'Figliuol mio, bassa gli occhi in terra, non le guatare, ch'elle son mala cosa'. Disse allora il figliuolo: 'O come si chiamano?' Il padre, per non destare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderio men che utile, non le volle nominare per lo proprio nome, cioè femine, ma disse: 'Elle si chiamano papere'.

Maravigliosa cosa a udire! Colui che mai più alcuna veduta non avea, non curatosi de' palagi, non del bue, non del cavallo, non dell'asino, non de' denari né d'altra cosa che veduta avesse, subitamente disse: 'Padre mio, io vi priego che voi facciate che io abbia una di quelle papere'."

 

  Il Decameron è una raccolta di novelle scritte fra il 1349 e il 1351 da Giovanni Boccaccio, scrittore e poeta italiano. La 'novella delle papere' è considerata la centounesima novella dell'opera, contenuta nell'introduzione alla IV giornata, in cui l'autore si difende da numerose critiche sollevate in seguito alla lettura di alcune sue novelle ("Sono adunque, discrete donne, stati alcuni che, queste novellette leggendo, hanno detto che voi mi piacete troppo").

La trama della 'novella delle papere' narra di come Filippo Balducci, in seguito alla morte della moglie, decida di farsi eremita allevando suo figlio in completa solitudine; tuttavia, alla prima occasione d'incontro con delle donne, il giovane ne sembra istintivamente attratto, dimostrando così la naturalezza del desiderio e l'assurdità delle critiche rivolte all'autore.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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10 dicembre 2011 6 10 /12 /dicembre /2011 20:59

" 'Amico Ned, siete certo un buon pescatore', gli disse, 'ma scommetto che non sapete come si classificano i pesci.'

'Non è vero!' protestò quello. 'Si suddividono in pesci commestibili e non commestibili'. [...] 'Allora ascoltate. I pesci ossei si dividono in sei ordini: primo: gli acantopterigi, come il pesce persico comune, che comprendono quindici famiglie'.

'Buono da mangiare!' disse Ned Land.

'Secondo: gli addominali, come il carpione e il luccio, che comprendono cinque famiglie'.

'Puah!' esclamò il canadese con disprezzo: 'Pesci d'acqua dolce!'

'Terzo: i subranchiati, come il rombo, la lima, che comprendono quattro famiglie.'

'Eccellenti! Eccellenti!' commentò il fiocinatore.

'Quarto', proseguì Conseil imperturbabile, 'gli apodi, come l'anguilla e il gimnoto'.

'Mediocri, mediocri!'

'Quinto: i lofobranchi, come gli ippocampi e i pegasi-dragoni, che comprendono una sola famiglia'.

'Pessimi!'

'E per finire: sesto, i plettognati, come i tetrodoni e i pesci luna, che comprendono due famiglie'.

'Buoni a disonorare una casseruola!'

'Avete compreso, Ned?' chiese il dotto Conseil.

'Niente affatto, amico mio', rispose il fiociniere. 'Ma continuate pure, ciò che dite è interessante'."

 

Ventimila leghe sotto i mari è un romanzo scritto nel 1870 da Jules Verne, scrittore francese. La trama è incentrata sulle avventure del professor Pierre Arronax e del suo servitore Conseil, imbarcatisi sulla fregata Abraham Lincoln per dare la caccia a un pericoloso mostro marino capace di perforare lo scafo delle navi più robuste.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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9 dicembre 2011 5 09 /12 /dicembre /2011 21:05

" Era il 27 agosto 1926, alle quattro del pomeriggio, i negozi erano affollati, nei magazzini le donne facevano ressa, nelle case di moda le mannequins giravano su se stesse, nelle pasticcerie chiacchieravano gli sfaccendati, nelle fabbriche sibilavano gli ingranaggi, lungo le rive della Senna si spidocchiavano i mendicanti, nel Bois de Boulogne le coppie d'innamorati si baciavano, nei giardini i bambini andavano in giostra. A quell'ora il mio amico Franz Tunda, trentadue anni, sano e vivace, un uomo giovane, forte, dai molti talenti, era nella piazza davanti alla Madeleine, nel cuore della capitale del mondo, e non sapeva cosa dovesse fare. Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio, nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo. Superfluo come lui non c'era nessuno al mondo."

 

Fuga senza fine è un romanzo scritto nel 1927 da Joseph Roth, scrittore austriaco. La trama è incentrata sulle vicende di Franz Tunda, tenente dell'esercito austriaco. Coinvolto in  molteplici eventi storici, Tunda appare più simile a una foglia trascinata dal vento che a un uomo con desideri e volontà necessari per trovare il suo spazio nel mondo.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

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Published by Marzio
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8 dicembre 2011 4 08 /12 /dicembre /2011 17:53

                        102

" Volgendosi ivi intorno, vide scritti

molti arbuscelli in su l'ombrosa riva.

Tosto che fermi v'ebbe gli occhi e fitti,

fu certo esser di man de la sua diva.

Questo era un di quei lochi già descritti,

ove sovente con Medor veniva

da casa del pastore indi vicina

la bella donna del Catai regina.

                      103

Angelica e Medor con cento nodi

legati insieme, e in cento lochi vede.

Quante lettere son, tanti son chiodi

coi quali Amore il cor gli punge e fiede.

Va col pensier cercando in mille modi

non creder quel ch'al suo dispetto crede:

ch'altra Angelica sia, creder si sforza,

ch'abbia scritto il suo nome in quella scorza.

                       104

Poi dice: - Conosco io pur queste note:

di tal' io n'ho tante vedute e lette.

Finger questo Medoro ella si puote:

forse ch'a me questo cognome si mette.-

Con tali opinion dal ver remote

usando fraude a se medesmo, stette

ne la speranza il mal contento Orlando,

che si seppe a se stesso ir procacciando.

[...]

                       124

Quel letto, quella casa, quel pastore

immantinente in tant'odio gli casca,

che senza aspettar luna, o che l'albore

che va dinanzi al nuovo giorno nasca,

piglia l'arme e il destriero, et esce fuore

per mezzo il bosco alla più oscura frasca;

e quando poi gli è aviso d'esser solo,

con gridi et urli apre le porte al duolo."

 

L'Orlando Furioso è un poema cavalleresco scritto nel 1532 da Ludovico Ariosto, scrittore italiano. La trama riguarda gli innumerevoli avvenimenti accaduti  nell'assedio di Parigi da parte delle armate musulmane durante il regno di Carlo Magno; nel canto ventesimoterzo Orlando scopre che la donna da lui sempre amata, Angelica, si è perdutamente innamorata di Medoro; Orlando ripercorre i luoghi dove i due giovani si sono amati e legge le iscrizioni lasciate da Medoro su alberi e pietre: dopo aver interrogato un pastore Orlando trova conferma dei suoi sospetti e cede alla pazzia.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 20:40

                         165

" Duo Mori ivi fra gli altri si trovaro,

d'oscura stirpe nati in Tolomitta;

de' quai l'istoria per esempio raro

di vero amore, è degna esser descritta.

Cloridano e Medor si nominaro,

ch'alla fortuna prospera e alla afflitta

sempre aveano amato Dardinello,

et or passato in Francia il mar con quello.

[...]

                         168

Vòlto al compagno, disse: - O Cloridano,

io non ti posso dir quanto m'incresca

del mio signor, che sia rimaso al piano,

per lupi e corbi, ohimè! troppo degna esca.

Pensando come sempre mi fu umano,

mi par che quando ancor questa anima esca

in onor di sua fama, io non compensi

né sciolga verso lui gli oblighi immensi.

                         169

Io voglio andar, perché non sia insepulto

in mezzo alla campagna, a ritrovarlo:

e forse Dio vorrà ch'io vada occulto

là dove tace il campo del re Carlo.

Tu rimarrai; che quando in ciel sia sculto

ch'io vi debba morir, potrai narrarlo;

che se Fortuna vieta sì bell'opra,

per fama almeno il mio buon cuor si scuopra.

                         170

Stupisce Cloridan, che tanto core,

tanto amor, tanta fede abbia un fanciullo:

e cerca assai, perché gli porta amore,

di fargli quel pensiero irrito e nullo;

ma non gli val, perch'un sì gran dolore

non riceve conforto né trastullo.

Medoro era disposto o di morire,

o ne la tomba il suo signor coprire."

 

L'Orlando Furioso è un poema cavalleresco scritto nel 1532 da Ludovico Ariosto, scrittore italiano. La trama riguarda gli innumerevoli avvenimenti accaduti  nell'assedio di Parigi da parte delle armate musulmane durante il regno di Carlo Magno; nel canto decimottavo l'autore descrive il tentativo di due soldati, Cloridano e Medoro, di recuperare il corpo del loro signore, Dardinello, abbandonato sul campo di battaglia. Con il favore delle tenebre i due soldati si spingeranno nell'accampamento dell'armata cristiana, uccidendo diversi campioni nel sonno.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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5 dicembre 2011 1 05 /12 /dicembre /2011 21:17

" Avevo il giornale ancora in mano e lo voltai per cercare in seconda pagina qualche dono migliore di quelli del Lama. Gli occhi mi andarono su un

                                                           SUICIDIO

così, in grassetto. Pensai subito che potesse esser quello di Montecarlo, e m'affrettai a leggere. Ma mi arrestai sorpreso al primo rigo, stampato di minutissimo carattere: 'Ci telegrafano da Miragno.' 'Miragno? Chi si sarà suicidato nel mio paese?'

Lessi: 'Jeri, sabato 28, è stato rinvenuto nella gora d'un mulino un cadavere in stato d'avanzata putrefazione...' [...] Il cuore mi balzò in gola e guardai, spiritato, i miei compagni di viaggio che dormivano tutti. 'Accorsa sopra luogo...estratto dalla gora...e piantonato...fu riconosciuto per quello del nostro bibliotecario...' 'Io?' 'Accorsa sopra luogo...più tardi...per quello del nostro bibliotecario Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni. Causa del suicidio: dissesti finanziarii.' 'Io?...Scomparso...Riconosciuto...Mattia Pascal...' [...] Fremevo. Finalmente il treno s'arrestò a un'altra stazione. Aprii lo sportello e mi precipitai giù, con l'idea confusa di fare qualche cosa, subito: un telegramma d'urgenza per smentire quella notizia. Il salto che spiccai dal vagone mi salvò: come se mi avesse scosso dal cervello quella stupida fissazione, intravidi in un baleno...ma sì! la mia liberazione, la libertà di una vita nuova! Avevo con me ottantaduemila lire, e non avrei più dovuto darle a nessuno! Ero morto, ero morto: non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più suocera: nessuno! libero! libero! libero! Che cercavo di più?"

 

Il fu Mattia Pascal è un romanzo scritto nel 1904 da Luigi Pirandello, scrittore e drammaturgo italiano. La trama è incentrata sulla vita di Mattia Pascal che, per un fortuito caso, viene creduto morto dai suoi familiari ottenendo così la possibilità di iniziare una nuova vita. Il fu Mattia Pascal affronta il tema dell'identità personale, sia come ricerca individuale che come risconoscimento sociale.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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4 dicembre 2011 7 04 /12 /dicembre /2011 19:19

" Finalmente fu fissato il giorno della fuga. Il 29 giugno, vecchio stile, è il giorno dei Santi Pietro e Paolo. I miei amici volevano liberarmi proprio quel giorno, aggiungendo una sfumatura sentimentale alla loro impresa. Mi avevano fatto sapere che in risposta al mio segnale - tutto bene all'interno - mi avrebbero comunicato con un palloncino rosso da bambini mandato in aria che tutto andava bene anche fuori. Allora la carrozza si sarebbe avvicinata e qualcuno avrebbe cantato una canzone per farmi sapere che la strada era libera. [...] L'ora era passata e pieno d'angoscia ritornai nella mia stanza. 'Deve essere successa qualche disgrazia', mi dicevo. L'impossibile era successo quel giorno. A Pietroburgo, vicino al Gostnoi Dvor sono sempre in vendita centinaia di palloncini per bambini. Quella mattina non c'erano e non fu possibile trovarne uno! Finalmente ne trovarono uno nelle mani di un bambino, ma era floscio e non voleva alzarsi. I miei amci corsero allora nel negozio di un ottico, comperarono un apparecchio per fabbriare l'idrogeno e ne riempirono il palloncino: ma questo si ostinava a non alzarsi: l'idrogeno non era abbastanza secco. Il tempo incalzava. Una signora legò allora il palloncino al suo ombrello e tenendolo ben in alto passeggiò su e giù per la strada lungo il muro esterno del nostro cortile: ma io non avevo visto nulla."

 

Memorie di un rivoluzionario è un romanzo autobiografico scritto nel 1899 da Pëtr Alekseevič Kropotkin, filosofo e geografo russo. L'autore narra in prima persona la storia della sua vita, sorprendentemente avventurosa, dagli studi nel Collegio Imperiale fino all'arresto nella prigione di San Pietroburgo; oltre ad offrire un interessante approfondimento sul pensiero e le convinzioni dell'autore, inerenti al tema dell'anarchia, il romanzo riporta episodi e riflessioni che si prestano anche a una lettura disinteressata.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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2 dicembre 2011 5 02 /12 /dicembre /2011 20:47

" I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, non si interessano mai alle cose essenziali. Non vi domandano mai: 'Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?' Ma vi domandano: 'Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?' Soltanto allora credono di conoscerlo. Se voi dite ai grandi: 'Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con dei gerani alle finestre, e dei colombi sul tetto' loro non riescono a immaginarsela. Bisogna dirgli: 'Ho visto una casa da centomila franchi', e allora esclamano: 'Com'è bella!' Quindi, se voi gli dite: 'La prova che il piccolo principe è esistito è che era grazioso, che rideva, e che voleva una pecora. Se uno vuole una pecora, è la prova che esiste davvero', loro scrolleranno le spalle e vi tratteranno come un bambino! Ma se voi gli dite: 'Il luogo da dove proveniva è l'asteroide B 612', allora li convincerete e vi lasceranno in pace. Sono fatti così. Non lo fanno apposta. I bambini devono essere molto comprensivi verso i grandi."

 

Il piccolo principe è un racconto scritto nel 1943 da  Antoine de Saint-Exupéry, scrittore francese. La trama segue le vicende di un pilota precipitato nel deserto del Sahara; lì incontrerà il piccolo principe, proveniente dall'asteroide B 612 in cerca di una capra che possa mangiare gli arbusti del baobab che sta soffocando il suo pianeta. Il piccolo principe è un dolce racconto sull'amicizia e sul significato della vita, capace di affascinare e coinvolgere il lettore.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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1 dicembre 2011 4 01 /12 /dicembre /2011 20:13

" AMLETO Quanto può star sottoterra un uomo, prima di marcire?

BECCHINO Be', se non è già marcio prima di morire - come accade adesso con molti impestati che si riesce appena a seppellire - potrà durare otto o nove anni. Un conciatore dura nove anni.

AMLETO Più degli altri?

BECCHINO Perdinci, la sua pelle è già così conciata che regge all'acqua per un pezzo; è l'acqua, sapete, che guasta questi schifi di cadaveri...Ecco un cranio che è stato sottoterra per ventitré anni.

AMLETO Di chi era?

BECCHINO Di un bel figlio di puttana! Di chi pensate che sia?

AMLETO Non saprei.

BECCHINO La peste lo pigli a quel maledetto! Una volta m'ha versato sul capo una caraffa di vino del Reno. Questo cranio, signore, era la testa di Yorick, il buffone del re.

AMLETO Questo?

BECCHINO Proprio questo.

AMLETO Fammi vedere. Ahimè, povero Yorick! L'ho conosciuto, Orazio; un tipo estroso e pieno di squisite trovate; m'ha portato in spalla mille volte! Ed ora come mi vien schifo a raffigurarmelo, vedendolo così! Mi fa stomaco! Le labbra che ho baciato tante volte pendevano qui! Dove sono ora i tuoi sberleffi? Le tue piroette? Le tue canzoni? I tuoi sprazzi d'allegria che si diffondevano a scoppi sulle tavolate? Non ce n'è più uno ora che si burli del tuo sogghigno? Che grinta flaccida! Va' dalla mia padrona e dille cha ha un bel mettersi un dito di cerone sul viso, anche lei deve arrivare a ridursi come te. Falla ridere, va'.- Orazio, ti prego, dimmi una cosa.

ORAZIO Che cosa, mio signore?

AMLETO Credi che Alessandro sottoterra avesse quest'aspetto?

ORAZIO Tale e quale.

AMLETO E puzzava in questo modo? Puah! "

 

L' Amleto è un'opera teatrale scritta fra il 1600 e il 1602 da William Shakespeare, drammaturgo e poeta inglese. La trama è incentrata sulla vendetta di Amleto, principe di Danimarca, nei confronti di suo zio Claudio, usurpatore del trono e assassino. In questo estratto (atto V, scena I) Amleto riflette sul potere della morte, capace di annullare le differenze che caratterizzavano i viventi, sottolineando il destino che accomuna tutti gli esseri umani.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

 

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Published by Marzio - in Opere teatrali
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