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9 novembre 2013 6 09 /11 /novembre /2013 18:29

"Vi racconterò un aneddoto. C'era una volta a Parigi un impiegato pazzo; lo rinchiusero poi in manicomio quando fu accertato che era proprio matto. Bene, quando gli dava di volta il cervello, ecco quello che aveva escogitato per divertirsi: prima d'uscir di casa, si metteva in costume adamitico, conservando soltanto le scarpe, poi si gettava sulle spalle un ampio mantello che gli arrivava fino alle calcagna, vi si ravvolgeva e usciva in istrada con faccia grave e maestosa.

Visto di fianco, era un uomo come tutti gli altri, che passeggiava avvolto nel mantello. 

Ma appena gli capitava di trovarsi da solo a solo in qualche passante, e non ci fosse nessuno lì intorno, egli si muoveva verso di lui con aria seria e profondamente assorta, gli si fermava davanti all'improvviso, apriva il mantello e si mostrava in tutta la sua...innocenza. [...]

Ebbene, un po' di quello stesso godimento si può provare facendo trasecolare all'improvviso qualche Schiller e mostrandogli la lingua quando meno se l'aspetta. 'Far trasecolare': che graziosa espressione, eh? L'ho letta non so più dove, in qualche vostro romanzo contemporaneo.

- Ma quel tale era un pazzo, mentre voi...

- ...siete un volpone?

- Già.

Il principe scoppiò a ridere.

- Avete ragione, mio caro, - soggiunse con una faccia di bronzo."

 

Umiliati e offesi  è un romanzo scritto nel 1861 da Fëdor Dostoevskij, scrittore russo. Lo scrittore Ivan Petrovic e tutti i suoi familiari vengono invischiati nelle trame del crudele e vendicativo principe Valkovski.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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25 gennaio 2012 3 25 /01 /gennaio /2012 13:34

" 'Signore, ma è una compagnia per me questa?' pensavo. 'E come mi son mostrato stupido io stesso davanti a loro! Però, ho tollerato troppo da Ferfickin. Credono, gli imbecilli, d'avermi fatto un onore ad ammettermi alla loro tavola, e non capiscono che sono io, io che faccio un onore a loro, e non loro a me. Dimagrato! Il vestito! Oh, dannati pantaloni! Zvjerkòv deve aver notata già da prima la macchia gialla sul ginocchio...E che! Adesso, in questo preciso istante alzarsi da tavola, prendere il cappello e andarsene bellamente, senza dire una parola...Per spregio! E domani magari un duello. Mascalzoni! Io non rimpiango i sette rubli. Loro magari lo crederanno...Il diavolo se li porti! Io non rimpiango i sette rubli! Me ne vado all'istante!' S'intende che rimasi."

 

Memorie dal sottosuolo (conosciuto anche come Ricordi dal sottosuolo) è un romanzo scritto nel 1864 da Fëdor Dostoevskij, scrittore russo. Il romanzo si presenta sotto forma di un lungo monologo in cui il protagonista afferma l'irrazionalità dell'uomo, elemento che traspare in diversi episodi storici; nella seconda parte del romanzo, a proposito della neve bagnata, il protagonista ricorda alcuni episodi della sua vita in cui la malvagità e l'irrazionalità hanno reso il sopravvento: solo attraverso questi episodi il narratore giunge finalmente a comprendere l'inettitudine e l'inadeguatezza del protagonista alla vita.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 12:48

" 'E che cos'è lo zéro? Ecco, quel croupier ricciuto, il capo, ha gridato or ora: zéro. E perché ha rastlellato tutto quello che c'era sul tavolo? Un simile mucchio, se l'è preso tutto per sé? Che significa?'

'Lo zéro, nonna, è il profitto del banco. Se la pallina cade sullo zéro, tutto quel che è stato messo sul tavolo appartiene al banco senza conteggi. Veramente, si concede ancora un colpo per far patta, ma in cambio il banco non paga nulla.'

'Ma guarda un po'! E io non ricevo niente?'

'No, nonna, se voi prima avete puntato sullo zéro, allora, se esce lo zéro, vi sborsano trentacinque volte tanto'.

'Come, trentacinque volte? Viene fuori spesso? E perché loro, sciocconi, non puntano?'

'Ci sono trentasei probabilità contrarie, nonna'.

' Che sciocchezze! Potàpyc, Potapyc! Aspetta, anche con me ho denaro, ecco!' Ella tirò fuori di tasca un borsellino ben gonfio e ne tolse un federico. 'To', punta subito sullo zéro'.

'Nonna, lo zéro è appena uscito' dissi 'quindi adesso per un pezzo non uscirà. Perdereste molto; aspettate almeno un poco'.

'Via, frottole, punta!' [...]

Perdemmo anche il secondo federico. puntammo il terzo. La nonna stava ferma a stento, i suoi occhi accesi erano addirittura confitti nella pallina saltellante sui dentelli della ruota che girava. Perdemmo anche il terzo. La nonna andava fuori di sé, non le riusciva di star ferma, e batté perfino il pugno sul tavolo, quando il croupier proclamò trente-six, in luogo dell'atteso zéro. 'Guarda un po'...' si arrabbiò la nonna ' uscirà presto questo maledetto zeruccio? Voglio piuttosto morire, ma resterò qui fino allo zéro!' "

 

Il giocatore è un romanzo scritto nel 1866 da Fëdor Dostoevskij, scrittore russo. Il romanzo presenta un'impressionante schiera di personaggi patetici e inetti, come lo stesso protagonista, Aleksej Ivànovic, precettore al seguito della famiglia di un generale indebitato fino al collo; il gioco d'azzardo sarà la rovina della famiglia e del protagonista, del tutto assuefatto alla roulette.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 17:37

" Ad ogni modo, quando, dopo molte e molte ore, fu aperta la porta ed entrò la gente, trovò l'assassino privo di sensi e in preda a una fortissima febbre e al delirio. Il principe gli sedeva immobile accanto sul giaciglio e a ogni scoppio di grida o del delirio dell'ammalato si affrettava a passargli il palmo della mano tremante sui capelli e sulle guance, accarezzandolo e cercando di calmarlo. Ma egli non comprendeva più nulla di quello che gli si domandava, e non riconosceva coloro che lo circondavano e, se lo stesso Schneider fosse arrivato in quel momento dalla Svizzera, per visitare il suo allievo e paziente di una volta, ricordando lo stato in cui qualche volta cadeva il principe nel primo anno della cura in Svizzera, avrebbe fatto un gesto disperato con la mano e avrebbe detto come allora: 'Idiota!' "

 

L'idiota è un romanzo scritto nel 1869 da Fedor Dostoevskij, scrittore russo. La trama è incentrata sulle vicende del principe Myskin, un 'uomo assolutamente buono' e perciò ingenuo e sprovveduto; dopo aver conosciuto il giovane Rogozin, il suo opposto in termini di carattere ed esperienze, il principe si fidanzerà con Natasja, una donna equivoca amata anche da Rogozin.  L'opera contiene alcune caratteristiche comuni agli altri romanzi dell'autore, come la tensione tra il bene e il male e una straordinaria capacità di introspezione psicologica.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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13 ottobre 2011 4 13 /10 /ottobre /2011 20:40

" E così il nostro eroe si comprometterà ogni momento! E in che modo? Andrà lui stesso a cacciarsi dove non è chiamato, comincerà a discorrere ininterrottamente di cose che andrebbero sepolte nel silenzio; comincerà a esprimersi con allegorie, il cui significato sarà compreso da tutti, eh-eh! si presenterà da sé ai poliziotti e chiederà: perché tardano tanto a pigliarmi? Eh-eh-eh! E questo può accadere all'uomo più accorto, anche a uno psicologo, a un letterato! La natura è uno specchio, è lo specchio più trasparente che esista! Basta sapercisi guardare! Ma perché siete diventato così pallido, Rodiòn Romànovic ? Vi manca l'aria? Volete che apra la finestra? "

 

Delitto e castigo è un romanzo scritto nel 1866 da Fedor Dostoevskij, scrittore russo. La trama è incentrata sulle vicende di Rodiòn Romànovic, un ex-studente macchiatosi di un orribile delitto. La povertà e la miseria più nera fanno da sfondo al romanzo, dove l'autore si rivela un profondo conoscitore della natura umana e delle sue infinite debolezze.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

 

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