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23 novembre 2013 6 23 /11 /novembre /2013 13:42

"Poscia che fummo al quarto dì venuti,

Gaddo mi si gittò disteso a' piedi, 

dicendo: 'Padre mio, ché non m'aiuti?'.

Quivi morì; e come tu mi vedi,

vid'io cascar li tre ad uno ad uno

tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,

e due dì li chiamai, poi che fur morti.

Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno'."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal XXXIII canto dell'Inferno, il conte Ugolino della Gherardesca racconta a Dante di essere stato rinchiuso a morire di fame nella torre della Muda insieme ai suoi figli. Ci sono state varie interpretazioni dell'ultimo verso, 'poscia più che 'l dolor, poté 'l digiuno': è stata avanzata l'ipotesi che infine il conte Ugolino si sia cibato dei suoi figli, accettando la loro stessa richiesta: 

 

" 'e disser: 'Padre, assai ci fia men doglia

se tu mangi di noi: tu ne vestisti

queste misere carni, e tu le spoglia'."

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Published by Marzio - in Divina Commedia
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9 novembre 2013 6 09 /11 /novembre /2013 20:25

" 'O frati', dissi, 'che per cento milia

perigli siete giunti a l'occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente

non vogliate negar l'esperienza,

di retro al sol, al mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza'."

Li miei compagni fec'io sì aguti,

con questa orazion picciola, al cammino,

che a piena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,

de' remi facemmo ali al folle volo,

sempre acquistando dal lato mancino."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal XXVI canto dell'Inferno, Ulisse racconta a Dante l'epilogo della sua vita; spinto dal desiderio di conoscenza decide di giungere ai confini del mondo con uno sparuto numero di compagni. Dopo aver avvistato la montagna del Paradiso terrestre la sua nave viene affondata dall'ira divina: ecco spiegato perché il suo viaggio viene descritto come 'folle volo'. 

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Published by Marzio - in Divina Commedia
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26 ottobre 2013 6 26 /10 /ottobre /2013 12:14

"Io son colui che tenni ambo le chiavi

del cor di Federigo, e che le volsi,

serrando e disserrando, sì soavi,

che dal secreto suo quasi ogn'uom tolsi;

fede portai al glorioso offizio,

tanto ch'i' ne perde' li sonni e' polsi.

La meretrice che mai da l'ospizio

di Cesare non torse li occhi putti,

morte comune e de le corti vizio,

infiammò contra me li animi tutti;

e li' nfiammati infiammar sì Augusto,

che li lieti onor tornaro in tristi lutti.

L'animo mio, per disdegnoso gusto,

credendo col morir fuggir disdegno,

ingiusto fece me contra me giusto."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal XIII canto dell'Inferno, Pier della Vigna, segretario alla corte di Federico II, spiega come l'invidia e le calunnie subite lo abbiano infine spinto al suicidio; ogni anima presente in questo canto è stata tramutata in albero ed esposta ai tromenti delle arpie, come confermerà più avanti un altro sucida, un anonimo fiorentino.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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22 febbraio 2012 3 22 /02 /febbraio /2012 19:47

" Rispuose: 'Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,

che invidiosi son d'ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa'.

E io, che riguardai, vidi una 'nsegna

che girando correva tanto ratta,

che d'ogne posa mi parea indegna;

e dietro le venìa sì lunga tratta

di gente, ch'i' non averei creduto

che morte tanta n'avesse disfatta.

Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l'ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal III canto dell'Inferno, Virgilio descrive a Dante la punizione inflitta agli ignavi, costretti a correre senza mai riposo inseguendo una insegna anonima, costantemente punti e morsi da vespe e altri insetti: tra di essi Dante scorge colui che per viltade fece il gran rifiuto; molto probabilmente si tratta di papa Celestino V, che rinunciò alla carica favorendo l'elezione di Bonifacio VIII.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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