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23 dicembre 2011 5 23 /12 /dicembre /2011 12:34

"  E, per gli dei immortali, c'è nulla di più felice a questo mondo di quella categoria di uomini che chiamano volgarmente scimuniti, deficenti, matti, zucconi? Sono nomignoli bellissimi, penso io. E vi aggiungerò cosa che, a prima vista, parrà stolida, assurda, ma che in realtà è vera, arcivera. Anzitutto vivono esenti da paura di morte, che non è sciagura da nulla, per Giove! Poi sono liberi da tormenti della coscienza, non sono atterriti da favolette sull'oltretomba, non han paura di spettri e fantasmi, non si torturano a paventare mali imminenti, non si agitano per vane speranze di beni di là da venire! Insomma non sono straziati dai mille affanni cui è esposta la vita: non hanno senso di pudore, di peritanza, non ambizioni, non invidie, non amori. Infine, se per scarsezza di sale, toccano le proprie bestie, non commettono nemmeno peccato, a detta dei teologi.

E qui ti pregherei, o sapiente e matto da legare, di commisurarmi da quanta ingratitudine è assalito e straziato l'animo tuo notte e giorno! Metti in un sol mucchio il complesso dei disagi della tua vita e così alfine potrai capire a quanti mali ho sottratto i miei imbecilli."

 

L'elogio della follia è un saggio scritto nel 1509 da Erasmo da Rotterdam, filosofo e umanista olandese. L'opera si presenta come un lungo monologo della Follia in persona, in grado di elencare i pregi di una vita sotto la sua influenza, unica via per la felicità: la via della ragione, invece, condurrà l'uomo all'infelicità e a mille preoccupazioni da cui il folle è  esentato.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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Published by Marzio
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22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 16:30

" Quanto al certame, il giudizio di Dio può manifestarsi in due modi: o attraverso uno scontro di forze, ad esempio una sfida tra lottatori (quelli che si chiamano duellanti), o attraverso la competizione di molti che cercano di raggiungere per primi un traguardo, come nella gara di atleti che corrono verso una meta."

 

" Il popolo romano ebbe la vittoria fra tutti quelli che gareggiavano per l'impero del mondo; e questo risulterà evidente se si esamineranno i contendenti e il traguardo da raggiungere, ossia la posta in gioco. La posta era l'essere a capo di tutti i mortali: è questo il significato della parola 'impero'. Un simile premio non spettò a nessun altro che al popolo romano: esso non fu soltanto il primo, ma anche l'unico a raggiungere questo traguardo, come subito vedremo."

 

" Ciò che si ottiene attraverso il duello, si ottiene di diritto. Infatti quando il giudizio umano viene a mancare, vuoi perché è avvolto nelle tenebre dell'ignoranza, vuoi perché non può giovarsi dell'aiuto di un giudice, per salvaguardare la giustizia bisogna ricorrere a Colui che la amò tanto da fornire con il proprio sangue, morendo, quello che ella richiedeva. Per questo il salmo dice: 'Il Signore è giusto e ama la giustizia'. "

 

Il Monarchia è un trattato scientifico-politico probabilmente scritto fra il 1312 e il 1313 da Dante Alighieri, poeta e scrittore italiano. In questi estratti, provenienti rispettivamente dal VII, VIII e IX capitolo del II libro, Dante afferma come la volontà di Dio possa emergere dall'esito di una gara o di un duello: l'intera storia del popolo romano può essere considerata in questi termini. Dopo aver dimostrato come il popolo romano sia il vincitore di questa 'gara' per la supremazia, Dante giunge ad assegnare a Dio uno specifico ruolo : " quando Alessandro tentò di ostacolare nella corsa il suo avversario romano, Tu lo eliminasti dalla gara, perché la sua temerarietà non si spingesse oltre". Si tratta di una tesi che può apparire bizzarra a un lettore moderno, perplesso da questa 'partita' che vede Dio nel ruolo di arbitro e guardalinee.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

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21 dicembre 2011 3 21 /12 /dicembre /2011 17:37

" Il popolo romano fu predisposto dalla natura a comandare, e ciò si dimostra come segue. Un artista verrebbe meno alla perfezione dell'arte se mirasse soltanto alla forma finale, e non si preoccupasse dei passaggi intermedi. Ma la natura non è priva di alcuna perfezione, essendo opera dell'intelligenza divina; e dunque si preoccupa di tutti i passaggi intermedi attraverso i quali si giunge al fine ultimo cui essa mira. E poiché il fine del genere umano è un passaggio intermedio necessario per il fine universale della natura, ne consegue di necessità che la natura deve mirare a realizzarlo.[...]

E poiché la natura non può raggiungere questo fine attraverso un solo uomo, dato che molte sono le azioni necessarie per realizzarlo e richiedono una pluralità di agenti, ne consegue che la natura deve necessariamente produrre una pluralità di uomini predisposti alle singole azioni;[...]

Perciò vediamo che non solo certi uomini, ma anche certi popoli, hanno un'attitudine innata a comandare, e altri a essere sottomessi e a servire, come dichiara il Filosofo nella Politica; e che questi ultimi siano soggetti a governo, anche a costo di costringerli con la forza, non soltanto è utile, ma anche giusto."

 

Il Monarchia è un trattato scientifico-politico probabilmente scritto fra il 1312 e il 1313 da Dante Alighieri, poeta e scrittore italiano. In questo estratto, proveniente dal VI capitolo del II libro, Dante afferma come il popolo romano sia giunto di diritto al dominio del mondo in base a una superiorità assegnata dalla natura stessa, che non potrà mai raggiungere il suo fine (la somiglianza con Dio) senza il raggiungimento del fine di una sua parte, il genere umano.

La natura ha quindi stabilito un 'agente', ovvero il popolo romano, in grado di comandare su tutti gli altri popoli e condurre così l'umanità al raggiungimento del suo fine: a causa di questa superiorità 'naturale' il popolo romano è giustificato da tutti i possibili soprusi commessi. Si tratta di una tesi in grado di far sorridere (e inquietare) il lettore moderno.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 17:37

" Ad ogni modo, quando, dopo molte e molte ore, fu aperta la porta ed entrò la gente, trovò l'assassino privo di sensi e in preda a una fortissima febbre e al delirio. Il principe gli sedeva immobile accanto sul giaciglio e a ogni scoppio di grida o del delirio dell'ammalato si affrettava a passargli il palmo della mano tremante sui capelli e sulle guance, accarezzandolo e cercando di calmarlo. Ma egli non comprendeva più nulla di quello che gli si domandava, e non riconosceva coloro che lo circondavano e, se lo stesso Schneider fosse arrivato in quel momento dalla Svizzera, per visitare il suo allievo e paziente di una volta, ricordando lo stato in cui qualche volta cadeva il principe nel primo anno della cura in Svizzera, avrebbe fatto un gesto disperato con la mano e avrebbe detto come allora: 'Idiota!' "

 

L'idiota è un romanzo scritto nel 1869 da Fedor Dostoevskij, scrittore russo. La trama è incentrata sulle vicende del principe Myskin, un 'uomo assolutamente buono' e perciò ingenuo e sprovveduto; dopo aver conosciuto il giovane Rogozin, il suo opposto in termini di carattere ed esperienze, il principe si fidanzerà con Natasja, una donna equivoca amata anche da Rogozin.  L'opera contiene alcune caratteristiche comuni agli altri romanzi dell'autore, come la tensione tra il bene e il male e una straordinaria capacità di introspezione psicologica.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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19 dicembre 2011 1 19 /12 /dicembre /2011 18:40

" Renzo abbracciò molto volentieri questo parere; Lucia l'approvò; e Agnese, superba d'averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stìa, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegò in mano a Renzo; il quale, date e ricevute parole di speranza, uscì dalla parte dell'orto, per non esser veduto da' ragazzi, che gli correrebber dietro gridando: lo sposo! lo sposo!

Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, se n'andò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all' ingiù, nella mano d'un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente.

Ora stendeva il braccio per collera, ora l'alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura."

 

I promessi sposi è un romanzo storico scritto nel 1840 da Alessandro Manzoni, scrittore e poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal III capitolo dell'opera, Renzo accetta la proposta di Agnese circa la possibilità di chiedere aiuto legale per difendersi dai soprusi di don Rodrigo; nel fare visita all'avvocato Azzecca-garbugli Renzo porta come dono quattro capponi che sarebbero dovuti servire per il pranzo di nozze. Durante il tragitto verso la casa dell'avvocato i quattro capponi, legati insieme per le zampe, continueranno a beccarsi e a combattere; secondo alcune interpretazioni, questo episodio simboleggia la condizione dei diversi Stati italiani: sottoposti al dominio straniero e in perenne lotta tra loro.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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18 dicembre 2011 7 18 /12 /dicembre /2011 16:02

" 'Signor curato', disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. 'Cosa comanda'? rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo. 'Lei ha intenzione', proseguì l'altro, con l'atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull'intraprendere una ribalderia, 'lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella!'

'Cioè...' rispose, con voce tremolante, don Abbondio: 'cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi...e poi, vengon da noi, come s'anderebbe a un banco a riscotere; e noi...noi siamo i servitori del comune'.

'Or bene', gli disse  il bravo, all'orecchio, ma in tono solenne di comando, 'questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai'.

'Ma, signori miei', replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, 'ma, signori miei, si degnino di mettersi ne' miei panni. Se la cosa dipendesse da me,... vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca...'

'Orsù', interruppe il bravo, 'se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito...lei c'intende'. "

 

I promessi sposi è un romanzo storico scritto nel 1840 da Alessandro Manzoni, scrittore e poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal primo capitolo, il curato don Abbondio riceve delle minacce da alcuni bravi al soldo di un signorotto locale, don Rodrigo, invaghitosi di Lucia Mondella e deciso a impedirne il matrimonio con Renzo Tramaglino.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 11:00

" E così stando, essendo Rustico più che mai nel suo disidero acceso per lo vederla così bella, venne la resurrezion della carne; la quale riguardando Alibech e maravigliatasi disse: 'Rustico, quella che cosa è che io ti veggo che così si pigne in fuori, e non l'ho io?'

'O figliuola mia', disse Rustico 'questo è il diavolo di che io t'ho parlato; e vedi tu ora egli mi dà grandissima molestia, tanta che io appena la posso sofferire'.

Allora disse la giovane: 'Oh lodato sia Iddio, ché io veggo che io sto meglio che non stai tu, ché io non ho cotesto diavolo io'.

Disse Rustico: 'Tu di' vero, ma tu hai un'altra cosa che non l'ho io, e haila in iscambio di questo'.

Disse Alibech: 'O che?'

A cui Rustico disse: 'Hai il ninferno; e dicoti che io mi credo che Idio t'abbia qui mandata per la salute dell'anima mia, per ciò che se questo diavolo pur mi darà questa noia, ove tu vogli aver di me tanta pietà e sofferire che io in inferno il rimetta, tu mi darai grandissima consolazione e a Dio farai grandissimo piacere e servigio, se tu per quello fare in queste parti venuta se', che tu di' '.

La giovane di buona fede rispose: 'O padre mio, poscia che io ho il ninferno, sia pure quando vi piacerà'.

Disse allora Rustico: 'Figliuola mia, benedetta sie tu! Andiamo dunque e rimettianlovi sì che egli poscia mi lasci stare'.

E così detto, menata la giovane sopra uno de' lor letticelli, le 'nsegno come star si dovesse a dovere incarcerare quel maladetto da Dio."

 

  Il Decameron è una raccolta di novelle scritte fra il 1349 e il 1351 da Giovanni Boccaccio, scrittore e poeta italiano. La protagonista di questa novella è la giovane Alibech, incuriosita dalla via dell'eremitismo seguita da alcuni cristiani; giunta nel deserto di Tebaida, Alibech incontrerà Rustico, un eremita che le insegnerà a 'rimettere il diavolo nell'inferno' (chiara allusione sessuale). Questa novella è fra le più esplicite e irriverenti dell'intera opera, sia per i temi trattati che per il modello seguito (a rovescio, ovviamente): l'elogio delle vite dei santi. E' probabile che le critiche suscitate da questa novella in particolare abbiano spinto l'autore a  difendersi nell'introduzione alla IV giornata.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 19:55

JACK Temo di non saperlo. In effetti, Lady Bracknell, ho detto di aver perduto i miei genitori. Sarebbe invece più corretto affermare che sono stati i miei genitori ad avermi perduto...non conosco esattamente quale sia il mio retaggio. Io...ecco, io sono stato trovato.

LADY BRACKNELL Trovato!

JACK Il defunto Thomas Cardew, un anziano gentiluomo con intenti generosi e caritatevoli, mi ha trovato, e mi ha dato il nome Worthing perché in quel momento aveva in tasca un biglietto di prima classe per Worthing. Worthing è un luogo di villeggiatura, nel Sussex.

LADY BRACKNELL E dove vi ha trovato quel gentiluomo misericordioso?

JACK (gravemente) In una valigia.

LADY BRACKNELL Una valigia?

JACK (molto seriamente) Sì, Lady Bracknell. Ero in una valigia - una larga valigia di cuoio, con manici - una normalissima valigia, in effetti.

LADY BRACKNELL In quale luogo vi ha trovato questo signor James, o Thomas, Cardew?

JACK Nel deposito bagagli di Victoria Station. Gli è stata data per errore.

LADY BRACKNELL Il deposito bagagli di Victoria Station?

JACK Sì. Linea Brighton.

LADY BRACKNELL La linea non è importante. Signor Worthing, confesso di essere sconcertata da quello che mi avete appena raccontato. Essere nato, o allevato in qualsiasi modo, in una valigia, che possieda manici o meno, mi appare come un oltraggio alla decenza della vita familiare che ricorda molto i peggiori eccessi della Rivoluzione Francese. E sapete cosa comporta questo episodio? Perché, sappiatelo, la località in cui la valigia è sata trovata potrà pure servire a nascondere qualche comportamento sconsiderato - probabilmente, io credo, è stata usata altre volte per simili scopi - ma difficilmente potrebbe servire come solida base per ottenere una buona posizione nell'alta società.

 

L'importanza di chiamarsi Ernesto (The importance of being Earnest) è una commedia scritta nel 1895 da Oscar Wilde, poeta e drammaturgo irlandese. In questo estratto, proveniente dal primo atto dell'opera, il giovane Jack Worthing, perdutamente innamorato di Gwendolen Fairfax, deve subire un duro interrogatorio da parte della madre, Lady Bracknell, che appare molto preoccupata della posizione sociale di Jack e totalmente insensibile alla sua tragica storia.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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Published by Marzio - in Opere teatrali
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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 16:25

" Simon si sedette al tavolo di cucina di fronte alla bambina di farina e le diede un colpetto. La bambina di farina cadde in avanti. 'Ah!' disse. 'Non sai nemmeno stare seduta!' Rialzò la bambina di farina e le diede un altro colpetto. Di nuovo cadde in avanti. 'Non siamo troppo bravi a stare seduti per bene, eh?' la stuzzicò rialzandola. Questa volta la bambina di farina cadde all'indietro, e precipitò giù dal tavolo nel cesto del cane. 'Porc...' 'Non dire parolacce di fronte a lui' disse la madre di Simon. 'Gli dai un pessimo esempio."

 

Bambini di farina è un romanzo scritto nel 1995 da Anne Fine, scrittrice inglese. La trama segue le vicende di Simon Martin, adolescente in una classe di irrecuperabili e fannulloni; obbligato a partecipare a un progetto scientifico, Simon dovrà prendersi cura di una bambina di farina, accudendola e trattandola come un neonato in carne e ossa. Bambini di farina ha il merito di affrontare un tema delicato come l'adolescenza in modo originale e approfondito.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età. 

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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 20:43

 

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over maus 2

 

Maus è una graphic novel composta nel 1986 da Art Spiegelman, fumettista statunitense. La trama è incentrata sulla vera storia di Vladek Spiegelman, il padre dell'autore, sopravvissuto all'olocausto nazista. La particolarità dell'opera consiste nella rappresentazione degli ebrei come topi e dei tedeschi come gatti: oltre a essere un riferimento all'immaginario nazista, la scelta stilistica dell'autore è un evidente simbolo della condizione vissuta dal popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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Published by Marzio - in Graphic novel
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