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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 14:11

" -Mi vuoi marchiare, Perth? - sussultando un attimo dal dolore - sono stato messo a fucinare il mio marchio, dunque?

- Prego Dio che no; pure temo qualcosa, capitano Achab. Non è per la Balena Bianca questo rampone?

- Per il demonio bianco! Ma ora, alle punte; devi farle tu stesso, marinaio. Ecco i miei rasoi, l'acciaio migliore; ecco e fa' delle punte taglienti come il nevischio aguzzo del Mar Glaciale.

Per un istante il vecchio fabbro adocchiò i rasoi, come se avesse preferito non usarli.

- Prendili, marinaio. Non occorrono a me, poiché ora non mi rado né ceno né prego, finché...ma su, al lavoro!

Foggiato alla fine in forma d'una freccia e saldato da Perth nell'asta, l'acciaio presto appuntì l'estremità del ferro, e il fabbro, che stava per dare l'arroventata finale prima di temprarla, gridò ad Achab di portargli vicino la botte dell'acqua.

- No, no, non acqua per questo; lo voglio di vera tempra mortale. Oè, là! Tashtego, Quiqueg, Deggu! Cosa dite, pagani? Mi darete tanto sangue da coprire questa punta? - e la levò in alto. Un gruppo di cenni foschi rispose di sì. Si fecero tre punture nella carne dei pagani e la lama della Balena Bianca venne così temprata.

- Ego non baptibzo te in nomine patris, sed in nomine diaboli! - gridò Achab in delirio, mentre il ferro malvagio divorava ardendo il sangue battesimale."

 

Moby Dick è un romanzo scritto nel 1851 da Herman Melville, scrittore statunitense. In questo estratto, proveniente dal CXIII capitolo dell'opera, il capitano Achab, ormai in preda alla follia, forgia un rampone speciale per dare la caccia a Moby Dick, segnando così il fato dell'intero equipaggio del Pequod.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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Published by Marzio - in Moby Dick
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18 gennaio 2012 3 18 /01 /gennaio /2012 12:40

"- Sì, Quiqueg, i ramponi gli stanno nel fianco tutti storti e divelti, sì, Deggu, il suo spruzzo è grosso come un fascio di grano e bianco come un mucchio della lana di Nantucket dopo la grande tosatura annuale; sì, Tashtego, e dibatte la coda come un fiocco sbrindellato nella raffica. La morte e i diavoli! è Moby Dick che avete visto, marinai, Moby Dick, Moby Dick!

- Capitano Achab, - disse Starbuck che insieme a Stubb e a Flask aveva finora guardato con crescente sorpresa il superiore, ma che alla fine parve colpito da un pensiero che in qualche modo spiegava tutta la meraviglia - capitano Achab, ho sentito parlare di Moby Dick; ma non è stato Moby Dick a strapparti la gamba?

- Chi ti ha detto questo? - gridò Achab; poi fermandosi: - Sì, Starbuck, sì, miei coraggiosi quanti siete, è stato Moby Dick che mi ha ridotto a questo tronco su cui mi reggo ora. Sì, sì - egli urlò con un terribile e altissimo singhiozzo da belva, simile a quello dell'alce colpita al cuore. - Sì, sì! è stata quella maledetta Balena Bianca a rasarmi, a far di me per sempre un buono a nulla incavigliato! - Poi, agitando le due braccia con smisurate imprecazioni urlò a distesa: - Sì, sì! e le darò la caccia oltre il Capo di Buona Speranza, al di là di Capo Horn, al di là del grande Maelstrom di Norvegia, oltre le fiamme della perdizione, prima di abbandonarla."

 

Moby Dick è un romanzo scritto nel 1851 da Herman Melville, scrittore statunitense. In questo estratto, proveniente dal XXXVI capitolo dell'opera, il capitano Achab rivela all'equipaggio i suoi propositi di vendetta contro Moby Dick, la grande balena che gli ha strappato via una gamba; grazie al suo carisma Achab convincerà tutti i marinai del Pequod a dare la caccia alla balena, promettendo del denaro a chiunque avvisti per primo Moby Dick.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

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Published by Marzio - in Moby Dick
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13 gennaio 2012 5 13 /01 /gennaio /2012 14:11

" - Che diavolo voi? - disse alla fine. - Non parlare voi, porco diavolo, io uccido. - E, in così dire, la scure accesa cominciò a rotearmi intorno nel buio.

- Padrone, per amor di Dio, Peter Coffin! - io urlai. - Padrone! Aiuto! Coffin! Angeli del Cielo! salvatemi!

- Parlare! Dire me chi è, o io uccido, porco diavolo! tornò a ringhiare il cannibale mentre le orribili ruote dell'accetta mi spargevano intorno scottanti ceneri di tabacco, tanto che credetti che la mia biancheria dovesse pigliare fuoco.

Ma, grazie a Dio, in quel momento arrivò il padrone col lume in mano, e io balzando dal letto gli corsi incontro.

- Adesso non abbiate paura - disse quello sogghignando di nuovo. - Quiqueg qui presente non vi torcerebbe un capello.

- Piantatela di ridere, - strillai io - e perché non mi avete detto che quel ramponiere d'inferno era un cannibale?

- Credevo che lo sapeste; non vi ho forse detto che stava a vendere teste per la città? Ma date un altro colpo di coda e tornate a letto. Quiqueg, badate, voi capir me, io capir voi: quest'uomo dorme voi: voi capir me?

- Me capir tutto - grugnì Quiqueg, pipando e sedendosi nel letto.

- Voi entrate - aggiunse accennandomi con l'accetta e gettando gli abiti da una parte. Fece questo in un modo non soltanto cortese, ma veramente garbato e benevolo. Io rimasi a guardarlo un momento. Tutti i tatuaggi considerati, quello era nell'insieme uno schietto e piacente cannibale. Che cos'è tutto questo baccano che ho fatto? pensavo tra me e me: costui è una creatura umana, proprio come sono io, e ha proprio altrettanto motivo di temer me, com'io ho di temer lui. Meglio dormire con un cannibale saggio che con un cristiano ubriaco."

 

Moby Dick è un romanzo scritto nel 1851 da Herman Melville, scrittore statunitense. In questo estratto, proveniente dal terzo capitolo dell'opera, Ismaele è costretto a dividere il letto di un albergo con un ramponiere, in mancanza di altre stanze libere; in questo modo il protagonista conoscerà Quiqueg, da quel momento in poi suo inseparabile amico e compagno.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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Published by Marzio - in Moby Dick
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12 gennaio 2012 4 12 /01 /gennaio /2012 17:48

" Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che io ho di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che mi accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c'è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l'altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l'oceano."

 

Moby Dick è un romanzo scritto nel 1851 da Herman Melville, scrittore statunitense. Attraverso uno degli incipit più famosi della storia della letteratura il protagonista si presenta al lettore; fin dalle prime righe del romanzo è possibile intuire la personalità di Ismaele: ironico, allegro e riflessivo. Il suo desiderio di prendere la via del mare lo porterà a Nantucket, dove si imbarcherà sul Pequod.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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