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22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 16:30

" Quanto al certame, il giudizio di Dio può manifestarsi in due modi: o attraverso uno scontro di forze, ad esempio una sfida tra lottatori (quelli che si chiamano duellanti), o attraverso la competizione di molti che cercano di raggiungere per primi un traguardo, come nella gara di atleti che corrono verso una meta."

 

" Il popolo romano ebbe la vittoria fra tutti quelli che gareggiavano per l'impero del mondo; e questo risulterà evidente se si esamineranno i contendenti e il traguardo da raggiungere, ossia la posta in gioco. La posta era l'essere a capo di tutti i mortali: è questo il significato della parola 'impero'. Un simile premio non spettò a nessun altro che al popolo romano: esso non fu soltanto il primo, ma anche l'unico a raggiungere questo traguardo, come subito vedremo."

 

" Ciò che si ottiene attraverso il duello, si ottiene di diritto. Infatti quando il giudizio umano viene a mancare, vuoi perché è avvolto nelle tenebre dell'ignoranza, vuoi perché non può giovarsi dell'aiuto di un giudice, per salvaguardare la giustizia bisogna ricorrere a Colui che la amò tanto da fornire con il proprio sangue, morendo, quello che ella richiedeva. Per questo il salmo dice: 'Il Signore è giusto e ama la giustizia'. "

 

Il Monarchia è un trattato scientifico-politico probabilmente scritto fra il 1312 e il 1313 da Dante Alighieri, poeta e scrittore italiano. In questi estratti, provenienti rispettivamente dal VII, VIII e IX capitolo del II libro, Dante afferma come la volontà di Dio possa emergere dall'esito di una gara o di un duello: l'intera storia del popolo romano può essere considerata in questi termini. Dopo aver dimostrato come il popolo romano sia il vincitore di questa 'gara' per la supremazia, Dante giunge ad assegnare a Dio uno specifico ruolo : " quando Alessandro tentò di ostacolare nella corsa il suo avversario romano, Tu lo eliminasti dalla gara, perché la sua temerarietà non si spingesse oltre". Si tratta di una tesi che può apparire bizzarra a un lettore moderno, perplesso da questa 'partita' che vede Dio nel ruolo di arbitro e guardalinee.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

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Published by Marzio - in Monarchia
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21 dicembre 2011 3 21 /12 /dicembre /2011 17:37

" Il popolo romano fu predisposto dalla natura a comandare, e ciò si dimostra come segue. Un artista verrebbe meno alla perfezione dell'arte se mirasse soltanto alla forma finale, e non si preoccupasse dei passaggi intermedi. Ma la natura non è priva di alcuna perfezione, essendo opera dell'intelligenza divina; e dunque si preoccupa di tutti i passaggi intermedi attraverso i quali si giunge al fine ultimo cui essa mira. E poiché il fine del genere umano è un passaggio intermedio necessario per il fine universale della natura, ne consegue di necessità che la natura deve mirare a realizzarlo.[...]

E poiché la natura non può raggiungere questo fine attraverso un solo uomo, dato che molte sono le azioni necessarie per realizzarlo e richiedono una pluralità di agenti, ne consegue che la natura deve necessariamente produrre una pluralità di uomini predisposti alle singole azioni;[...]

Perciò vediamo che non solo certi uomini, ma anche certi popoli, hanno un'attitudine innata a comandare, e altri a essere sottomessi e a servire, come dichiara il Filosofo nella Politica; e che questi ultimi siano soggetti a governo, anche a costo di costringerli con la forza, non soltanto è utile, ma anche giusto."

 

Il Monarchia è un trattato scientifico-politico probabilmente scritto fra il 1312 e il 1313 da Dante Alighieri, poeta e scrittore italiano. In questo estratto, proveniente dal VI capitolo del II libro, Dante afferma come il popolo romano sia giunto di diritto al dominio del mondo in base a una superiorità assegnata dalla natura stessa, che non potrà mai raggiungere il suo fine (la somiglianza con Dio) senza il raggiungimento del fine di una sua parte, il genere umano.

La natura ha quindi stabilito un 'agente', ovvero il popolo romano, in grado di comandare su tutti gli altri popoli e condurre così l'umanità al raggiungimento del suo fine: a causa di questa superiorità 'naturale' il popolo romano è giustificato da tutti i possibili soprusi commessi. Si tratta di una tesi in grado di far sorridere (e inquietare) il lettore moderno.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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Published by Marzio - in Monarchia
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