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4 gennaio 2012 3 04 /01 /gennaio /2012 12:08

" 'Figliuoli,' grida: molti si voltano in su; 'figliuoli, andate a casa. Perdono generale a chi torna subito a casa'.

'Pane! pane! aprite! aprite!' erano le parole più distinte nell'urlìo orrendo, che la folla mandava in risposta.

'Giudizio, figliuoli! badate bene! siete ancora a tempo. Via, andate, tornate a casa. Pane, ne avrete; ma non è questa la maniera. Eh!...eh! che fate laggiù! Eh! a quella porta! Oibò oibò! Vedo, vedo: giudizio! badate bene! è un delitto grosso. Or ora vengo io. Eh! eh! smettete con que' ferri; giù quelle mani. Vergogna! Voi altri milanesi, che, per la bontà, siete nominati in tutto il mondo! Sentite, sentite: siete sempre stati buoni fi...Ah canaglia!'

Questa rapida mutazione di stile fu cagionata da una pietra che, uscita dalle mani d'uno di que' buoni figliuoli, venne a batter nella fronte del capitano, sulla protuberanza sinistra della profondità metafisica. 'Canaglia! canaglia!' continuava a gridare, chiudendo presto la finestra, e ritirandosi. Ma quantunque avesse gridato quanto n'aveva in canna, le sue parole, buone e cattive, s'eran tutte dileguate e disfatte a mezz'aria, nella tempesta delle grida che venivan di giù. Quello poi che diceva di vedere, era un gran lavorare di pietre, di ferri (i primi che coloro avevano potuto procacciarsi per la strada), che si faceva alla porta, per sfondarla, e alle finestre, per svellere l'inferriate: e già l'opera era molto avanzata."

 

I promessi sposi è un romanzo storico scritto nel 1840 da Alessandro Manzoni, scrittore e poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal XII capitolo dell'opera, viene descritto l'assalto al forno delle grucce da parte della popolazione milanese stremata dalla carestia e dal rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità, come il pane.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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Published by Marzio - in Promessi sposi
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3 gennaio 2012 2 03 /01 /gennaio /2012 13:31

" Niente. Chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il lessico che la riguarda diventa a un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico. Si usano, nel linguaggio orale, i segni di quello scritto: 'I normali, tra virgolette'. Oppure: 'I cosiddetti normali'. La normalità - sottoposta ad analisi aggressive non meno che la diversità - rivela incrinature, crepe, deficenze, ritardi funzionali, intermittenze, anomalie. Tutto diventa eccezione e il bisogno della norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancora più temibile dalla finestra. Si finisce per rafforzarlo, come un virus reso invulnerabile dalle cure per sopprimerlo. Non è negando le differenze che lo si combatte, ma modificando l'immagine della norma. Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. E' questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza."

 

Nati due volte è un romanzo scritto nel 2000 da Giuseppe Pontiggia, scrittore italiano.  La trama è incentrata sulle vicende del professor Frigerio e del suo rapporto con Paolo, suo figlio disabile. Il romanzo contiene una potente riflessione sul tema dell'handicap e delle differenze, descrivendo tutte le difficoltà e le sfide giornaliere di un padre alla ricerca della 'normalità' per suo figlio.

 

Consigliato per tutti i gusti. 

 

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2 gennaio 2012 1 02 /01 /gennaio /2012 13:16

" 'Lo sai che sto per morire?' chiesi, e piangevo.

Jonatan stette un po' a pensare. Forse non aveva molta voglia di rispondermi, ma finalmente disse: 'Sì, lo so.' E io piansi ancora di più. 'Perché può succedere una cosa così terribile' singhiozzavo, 'una cosa così terribile che si possa morire quando non si ha ancora dieci anni?'

'Vedi, Briciola, io non credo che sia così terribile' disse Jonatan. 'Io credo che sia bellissimo'.

'Bellissimo?' ripetei. 'E' bellissimo stare sottoterra ed essere morti?'

'Oh' disse Jonatan. 'Soltanto la tua buccia rimane là, tu invece voli via, in un posto completamente diverso'.

'Dove?' domandai, perché non riuscivo a credergli.

'A Nangijala' rispose.

A Nangijala; lo buttò là, come se fosse qualcosa che tutti conoscevano benissimo. Ma io non ne avevo mai sentito parlare, fino a quel momento.

'Nangijala' chiesi, 'e dov'è?'

Allora Jonatan disse che non lo sapeva bene neanche lui, ma si trovava al di là delle stelle. E cominciò a parlarmi di Nangijala in un modo che quasi veniva voglia di volarci immediatamente.

'Là è ancora tutto come al tempo delle leggende e delle saghe' disse. 'Ti piacerà'.

Mi raccontò che tutte le leggende vengono da Nangijala, perché è là che accade quel genere di cose e che se ci si arriva si può partecipare a quelle avventure, dalla mattina alla sera, e anche di notte, aggiunse.

'Sai, Briciola' disse, 'sarà ben diverso che starsene qui a letto malato, a tossire, senza poter mai giocare'."

 

I fratelli Cuordileone è un romanzo scritto nel 1973 da Astrid Lindgren, scrittrice svedese. Dopo essere stati strappati prematuramente alla vita, i fratelli Cuordileone approderanno nella mitica terra di Nangijala, minacciata dal crudele dittatore Tengil; per liberare la Valle delle Rose i due giovani fratelli dovranno affrontare pericoli e insidie, sconfiggendo l'esercito di Tengil e il suo drago, Katla. 

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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1 gennaio 2012 7 01 /01 /gennaio /2012 11:50

" Così era vissuta alcuni anni, non avendo comodo, né occasione di far di più; quando la sua disgrazia volle che un'occasione si presentasse. Tra l'altre distinzioni e privilegi che le erano stati concessi, per compensarla di non poter essere badessa, c'era anche quello di stare in un quartiere a parte. Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovane, scellerato di professione, uno de' tanti, che, in que' tempi, e co' loro sgherri, e con l'alleanze d'altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della forza pubblica e delle leggi. Il nostro manoscritto lo nomina Egidio, senza parlar del casato. Costui, da una finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall'empietà dell'impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose."

 

I promessi sposi è un romanzo storico scritto nel 1840 da Alessandro Manzoni, scrittore e poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal X capitolo dell'opera, è presente un celebre esempio di reticenza, ommissione di pensieri, parole e azioni. In questo capitolo viene narrata la storia di Gertrude, forzata dalla famiglia al monachesimo e colpevole dell'omicidio di una conversa, unica testimone della sua relazione con Egidio ('forse se ne sarebbe potuto saper di più, se, in vece di cercar lontano, si fosse scavato vicino').

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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30 dicembre 2011 5 30 /12 /dicembre /2011 14:50

" Erano i primi di dicembre. Davanti al salotto c'era un balcone. Incurante del freddo, ho aperto la porta e sono uscito fuori. Malgrado fosse pomeriggio, il cielo era già buio e pieno di stelle, la bora soffiava e puliva ogni cosa, le antenne vibravano e così i fili che le collegavano agli apparecchi, una sinfonia di cavi e ferraglia. Oltre la tenda leggera, vedevo i miei compagni, il pavimento della sala era di marmo, brillava lucido e disinfettato come una lastra dell'obitorio. Loro continuavano a correre in circolo, intorno alle sedie. Vedevo le smorfie, gli ammiccamenti, gli imbarazzi. Per me erano già tutti teschi, mandibole, tibie. La confusione li avvolgeva, li avrebbe avvolti per sempre. Le loro vite mi apparivano come il piano di una casa in costruzione. C'erano le fondamenta e le pareti, le tubature dell'acqua e tutto. Sapevo ogni cosa del loro futuro, avrebbero fatto tutto quello che bisognava fare. Loro stavano là dentro, alla luce, al caldo, si riempivano la bocca di parole vuote. Io ero oltre il vetro. Solo, al buio, con il gelo della notte intorno."

 

Anima Mundi è un romanzo scritto nel 1997 da Susanna Tamaro, scrittrice italiana. Il romanzo è articolato in tre parti, Fuoco, Terra e Vento, corrispondenti alle tre fasi della vita di Walter, un uomo inquieto e malinconico;dopo aver visto le sue passioni venire soffocate dalle insidie di un mondo ostile, Walter riscoprirà se stesso riconsiderando il valore della vita.

 

Consigliato per chi è troppo allegro.

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29 dicembre 2011 4 29 /12 /dicembre /2011 15:50

" Così tutti amavano Siddharta. A tutti egli dava gioia, tutti ne traevano piacere. Ma egli, Siddharta, a se stesso non procurava piacere, non era di gioia a se stesso. Passeggiando sui sentieri rosati del frutteto, sedendo nell'ombra azzurrina del boschetto delle contemplazioni, purificando le proprie membra nel quotidiano lavacro di espiazione, celebrando i sacrifici nel bosco di mango dalle ombre profonde, con la sua perfetta compitezza d'atteggiamenti, amato da tutti, di gioia a tutti, pure non portava gioia in cuore. Lo assalivano sogni e pensieri irrequieti, portati fino a lui dalla corrente del fiume, scintillanti dalle stelle della notte, dardeggianti dai raggi del sole; sogni lo assalivano, e un'agitazione dell'anima, vaporata dai sacrifici, esalante dai versi del Rig-Veda, stillata dalle dottrine dei vecchi testi brahminici. Siddharta aveva cominciato ad alimentare in sé la scontentezza."

 

Siddharta è un romanzo scritto nel 1922 da Hermann Hesse, scrittore e poeta tedesco. La trama è incentrata sulle vicende di Siddharta, un uomo inquieto e tormentato da dubbi esistenziali; dopo aver abbandonato la propria famiglia, Siddharta intraprenderà un lungo viaggio alla ricerca della vera sapienza e della consapevolezza di sé.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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28 dicembre 2011 3 28 /12 /dicembre /2011 11:48

" -Ohé, che succede? Forse il signorino sta scontando un castigo?

Tom, che nel frattempo aveva maturato un certo progetto, degnò appena il compagno di uno sguardo ironico.

-Io e gli altri andiamo a fare il bagno nel fiume, vieni con noi, o...la zia non vuole?

-Non vengo,- rispose Tom con trascurata indifferenza - non ne ho voglia!

-Già, deve essere triste lavorare tutto il giorno,- continuò Ben con falsa commiserazione - informerò i compagni della tua cattiva sorte; lavora pure!

-Io non lavoro - rispose Tom passando e ripassando alacremente il pennello sullo steccato.

-Oh, guarda; e cosa fai allora?

-Mi diverto! Non capita tutti i giorni l'occasione di dipingere - replicò Tom sforzandosi di sorridere.

Ben rimase alquanto sconcertato. Tacque per alcuni minuti osservando ora il suo compagno tutto preso dalla sua occupazione, ora la smagliante vernice che riluceva ai raggi del sole, stendendosi sullo scuro legno come un prodigio.

-Tom - disse poi - ti spiace farmi provare?

-Non posso.

Il rifiuto di Tom parve a Ben una manifestazione di egoismo.

-Ti prego, soltanto un pochino.

-Te lo lascerei fare volentieri, solo per qualche minuto, ma proprio non posso. La zia mi ha detto 'se vuoi farlo tu, per questa volta fa' pure, ma guai a te se cedi il pennello ad altri!'

-Ma la zia non c'è; e poi provo soltanto.

-Il fatto è che l'ho rifiutato a Sid e anche a Gim. Anche loro mi avevano pregato di lasciarli verniciare. Se adesso lo concedo  a te e quelli mi vedono, la zia mi mette al fresco.

Insomma, l'uno continuava a supplicare, l'altro a farsi pregare; infine Ben offrì al compagno, in cambio del favore, una mela che teneva in tasca.

-E va bene, ma solo per qualche minuto - sospirò Tom.

Mentre Ben passava e ripassava il pennello sullo steccato, Tom sorrideva compiaciuto, mangiucchiando la mela."

 

Le avventure di Tom Sawyer è un romanzo scritto nel 1876 da Mark Twain, scrittore statunitense. La trama è incentrata sulle vicende di Tom Sawyer, un ragazzo ribelle, insolente, astuto e vivace: in compagnia di Huck Finn, Tom si getterà in imprese eroiche e avventurose.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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26 dicembre 2011 1 26 /12 /dicembre /2011 16:00

" Quando si trovarono viso a viso, il signor tale, squadrando Lodovico, a capo alto, col cipiglio imperioso, gli disse, in un tono corrispondente di voce: 'fate luogo'.

'Fate luogo voi', rispose Lodovico. 'La dritta è mia'.

'Co' vostri pari, è sempre mia'.

'Sì, se l'arroganza de' vostri pari fosse legge per i pari miei'.

I bravi dell'uno e dell'altro erano rimasti fermi, ciascuno dietro il suo padrone, guardandosi in cagnesco, con le mani alle daghe, preparati alla battaglia. La gente che arrivava di qua e di là, si teneva in distanza, a osservare il fatto; e la presenza di quegli spettatori animava sempre più il puntiglio de' contendenti.

'Nel mezzo, vile meccanico; o ch'io t'insegno una volta come si tratta co' gentiluomini'.

'Voi mentite ch'io sia vile'.

'Tu menti ch'io abbia mentito'. Questa risposta era di prammatica. 'E, se tu fossi cavaliere, come son io', aggiunse quel signore, 'ti vorrei far vedere, con la spada e con la cappa, che il mentitore sei tu'.

'E' un buon pretesto per dispensarvi di sostener co' fatti l'insolenza delle vostre parole'.

'Gettate nel fango questo ribaldo', disse il gentiluomo, voltandosi a' suoi.

'Vediamo!' disse Lodovico, dando subitamente un passo indietro, e mettendo mano alla spada.

'Temerario!' gridò l'altro, sfoderando la sua: 'io spezzerò questa, quando sarà macchiata del tuo vil sangue'."

 

I promessi sposi è un romanzo storico scritto nel 1840 da Alessandro Manzoni, scrittore e poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal IV capitolo dell'opera, viene descritta  la prima parte della vita di padre Cristoforo: figlio di un ricco mercante, dopo aver ucciso un nobile per futili ragioni è costretto a nascondersi in un convento di frati cappuccini; lì maturerà la sua decisione di farsi frate, chiedendo infine perdono alla famiglia del nobile da lui ucciso.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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25 dicembre 2011 7 25 /12 /dicembre /2011 18:41

" -Il matrimonio vi fa bene- osservò. -Sapete, Watson, dovete aver messo su tre chili e mezzo.

- Tre e cento - risposi.

- Beh, avrei detto di più. Un tantino di più, immagino, Watson. E avete ripreso a fare il medico, vedo. Non mi avevate detto che intendevate legarvi al tran tran.

- E voi come l'avete saputo?

- Lo vedo, lo deduco. Come so che in questi ultimi tempi avete preso molta pioggia e avete una domestica molto pasticciona e sbadata.

- Mio caro Holmes - dissi - questo è troppo. Vi avrebbero messo al rogo se foste vissuto qualche secolo fa. E' vero, giovedì sono dovuto andare a piedi in campagna e tornai in uno stato pietoso; ma siccome mi sono cambiato d'abito non capisco come l'avete dedotto. Quanto a Mary Jane, è incorreggibile, e mia moglie l'ha licenziata; ma anche in questo caso non so come ci siete arrivato.

Lui ridacchiò fra sé e si fregò le lunghe mani nervose.

- E tutto chiaro - disse Holmes - gli occhi mi dicono che sulla parte interna della vostra scarpa sinistra, proprio lì dove batte la luce del fuoco, il cuoio è screpolato e ha sei tagli paralleli. Ovviamente sono stati prodotti da chi ha pulito raschiando intorno ai bordi della suola con poca attenzione, per togliere il fango seccato. Da qui, come vedete, ho tratto la deduzione che siete stato fuori con il cattivo tempo e che avete un poco raccomandabile esempio di servitù londinese. Quanto alla vostra professione, se uno viene da me odorando di iodioformio, con una macchia nera di nitrato d'argento sull'indice destro e un rigonfiamento sul lato del suo cappello a cilindro che indica dove ha nascosto lo stetoscopio, sarei davvero tonto se non lo giudicassi un medico nell'esercizio della sua professione."

 

Le avventure di Sherlock Holmes è una raccolta di dodici racconti scritti nel 1892 da Arthur Conan Doyle, scrittore britannico. Questo estratto, proveniente dal racconto Uno scandalo in Boemia, riassume i tratti salienti del geniale detective Sherlock Holmes: acuto, intelligente, bizzarro e ironico. Accompagnato dal dottor Watson, Sherlock Holmes  risolverà casi impossibili grazie alle sue brillanti deduzioni.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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24 dicembre 2011 6 24 /12 /dicembre /2011 11:40

" Degli ebrei so solo ciò che mi ha insegnato il nonno: -Sono il popolo ateo per eccellenza, mi istruiva. Partono dal concetto che il bene deve realizzarsi qui, e non oltre la tomba. Quindi operano solo per la conquista di questo mondo.

Gli anni della mia fanciullezza sono stati intristiti dal loro fantasma. Il nonno mi descriveva quegli occhi che ti spiano, così falsi da farti illividire, quei sorrisi viscidi, quelle labbra da iena rialzate sui denti, quegli sguardi pesanti, infetti, abbruttiti, quelle pieghe tra naso e labbra sempre inquiete, scavate dall'odio, quel loro naso come il beccaccio di un uccello australe...E l'occhio, ah, l'occhio...Ruota febbrile nella pupilla dal colore di pane abbrustolito e rivela malattie del fegato, corrotto dalle secrezioni prodotte da un odio di diciotto secoli, si piega su mille piccole rughe che si accentuano con l'età, e già a vent'anni il giudeo sembra avvizzito come un vecchio.

Quando sorride, le palpebre gonfie gli si socchiudono al punto da lasciare appena una linea impercettibile, segno di astuzia, dicono alcuni, di lussuria, precisava il nonno...[...] Io, gli ebrei, me li sono sognati ogni notte, per anni e anni. Per fortuna non ne ho mai incontrati, tranne la puttanella del ghetto di Torino, quand'ero ragazzo (ma non ho scambiato più di due parole), e il dottore austriaco (o tedesco, fa lo stesso)."

 

Il cimitero di Praga è un romanzo scritto nel 2010 da Umberto Eco, scrittore e filosofo italiano. La trama è incentrata sulla vita di Simone Simonini, abile falsario direttamente coinvolto in molti avvenimenti storici, come l'Unità d'Italia e il perido della Comune di Parigi. Il romanzo contiene una importante riflessione sull'odio razziale, che emerge non solo come frutto di pregiudizi, falsità e stereotipi, ma anche come potentissima arma per creare disordini e manovrare le masse a proprio vantaggio.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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