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6 novembre 2011 7 06 /11 /novembre /2011 17:44

Capitolo VI. Dello stravagante e vasto inventario che il curato e il barbiere fecero nella biblioteca del nostro ingegnoso gentiluomo.

 

" 'La signoria vostra, signor curato, prenda e bendica questa stanza, perché non resti qui nessuno di quegli incantatori, dei quali sono pieni questi libri, e non ci facciano qualche incantesimo per vendicarsi di quello che gli stiamo facendo, scacciandoli dal mondo'.

La semplicità della serva fece sorridere il curato; il quale ordinò al barbiere di passargli i libri uno alla volta, per verificarne il contenuto, perché, forse, poteva anche essercene qualcuno che non meritasse la pena del fuoco.

'No!', disse la nipote, 'Non bisogna perdonarne nessuno, perché tutti hanno causato questo danno: sarà meglio gettarli dalla finestra giù nel patio, farne un mucchio e appiccare il fuoco o, per evitare il fastidio del fumo, ancora meglio sarebbe trasportarli nel cortile e incendiarli lì'."

 

Don Chisciotte della Mancha è un romanzo scritto fra il 1605 e il 1615 da Miguel de Cervantes, scrittore spagnolo. La trama segue le bizzarre avventure dell'hidalgo Alonso Quijiano, talmente affascinato dai romanzi epici e cavallereschi da voler diventare un cavaliere errante e imitare le gesta degli eroi dei libri da lui tanto amati. Sono proprio i libri i protagonisti del VI capitolo della prima parte: il barbiere e il curato del paese, preoccupati per la salute di don Chisciotte, decidono di bruciare i veri responsabili della sua pazzia, i romanzi e le storie che hanno avvelenato la mente dell'hidalgo.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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5 novembre 2011 6 05 /11 /novembre /2011 17:27

Capitolo XVII. Dove si continua il racconto degli innumerevoli patimenti che soffrì il coraggioso don Chisciotte, con il suo buon scudiero Sancho Panza, nella locanda che per sua disgrazia aveva scambiato per un castello.

 

"Arrivò la guardia, e vedendoli che s'intrattenevano in una tranquilla conversazione, restò interdetto. E' vero anche che don Chisciotte stava ancora a pancia in su e indubbiamente, pesto e coperto d'impiastri, non poteva ancora muoversi. Così la guardia gli si avvicinò e disse:

'Come va, buon uomo?'

'Parlerei con più rispetto se fossi in voi!', rispose don Chisciotte, 'Usate forse da queste parti, villano, parlare in tal modo con i cavalieri erranti?'

La guardia, vedendosi maltrattare in quel modo, da un uomo di così misera apparenza, non potè sopportarlo e, alzato il lume con tutto l'olio che conteneva, lo diede in testa a don Chisciotte, tanto da provocargli una bella ferita; quindi, approfittando del buio in cui si trovavano, se ne andò; e allora Sancho Panza disse:

'Senza dubbio, signore, questo è il Moro stregato che per gli altri conserva il tesoro, e per noi i pugni e le lanternate'.

'E' così', rispose don Chisciotte, 'e non bisogna prendersela; in queste faccende di incantesimi non serve arrabbiarsi o dispiacersi, perché, essendo invisibili e fantastici, anche se lo volessimo, non avremmo nessuno su cui vendicarci'."

 

Don Chisciotte della Mancha è un romanzo scritto fra il 1605 e il 1615 da Miguel de Cervantes, scrittore spagnolo. La trama segue le bizzarre avventure dell'hidalgo Alonso Quijiano, talmente affascinato dai romanzi epici e cavallereschi da voler diventare un cavaliere errante e imitare le gesta degli eroi dei libri da lui tanto amati. Questo estratto, proveniente dal capitolo XVII della prima parte dell'opera, è in grado di far comprendere con quanta facilità don Chisciotte sia in grado di trasformare eventi ordinari in avventure misteriose e affascinanti, con la complicità di Sancho Panza, talmente sciocco da credergli.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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4 novembre 2011 5 04 /11 /novembre /2011 09:58

Capitolo VIII. Del successo che ottenne il valoroso don Chisciotte nella spaventosa e stupefacente avventura dei mulini a vento, con altri avvenimenti degni di felice memoria.

 

 "A un certo punto, videro in lontananza trenta o quaranta mulini a vento che si trovavano in quelle campagne, e subito don Chisciotte disse al suo scudiero: 'La fortuna guida le nostre cose meglio di quanto noi stessi potremmo desiderare; perché guarda lì, amico Sancho Panza, ecco una trentina, o poco più, di giganti smisurati, io ho intenzione di combattere con essi e di togliere la vita a tutti, in modo che con le loro spoglie cominceremo ad arricchirci, giacché questa è una buona guerra ed è servire Dio spazzare via una così triste semenza dalla faccia della terra.'

[...]

'Guardi bene, la signoria vostra', aggiunse Sancho, ' che quelli laggiù non sono giganti, ma mulini a vento, e quelle che le sembrano braccia sono pale che, girate dal vento, fanno muovere la pietra del mulino.'

'Come si vede', disse don Chisciotte, ' che non sei pratico di avventure: quelli sono giganti; e, se hai paura, fatti da parte, e mettiti a pregare, mentre io entrerò con essi in fiera e impari battaglia'. "

 

Don Chisciotte della Mancha è un romanzo scritto fra il 1605 e il 1615 da Miguel de Cervantes, scrittore spagnolo. La trama segue le bizzarre avventure dell'hidalgo Alonso Quijiano, talmente affascinato dai romanzi epici e cavallereschi da voler diventare un cavaliere errante e imitare le gesta degli eroi dei libri da lui tanto amati. La lotta contro i mulini a vento è uno degli episodi più conosciuti dell'opera, utile per capire la pazzia di don Chisciotte e gli inutili tentativi di Sancho Panza, il suo scudiero, di ricondurlo a ragione.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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