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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 19:21

" Le bombe al fosforo avevano appiccato il fuoco a interi quartieri di quella città, facendo un gran numero di vittime. Fin qui nulla di strano, anche i tedeschi sono mortali. Ma migliaia e migliaia di infelici, grondanti di fosforo ardente, sperando di spegnere in quel modo il fuoco che li divorava, s'erano gettati nei canali che attraversavano Amburgo in ogni senso, e nel fiume, nel porto, negli stagni, perfino nelle vasche dei giardini pubblici, o s'eran fatti ricoprir di terra nelle trincee scavate[...]

Poiché il fosforo è tale che si appiccica alla pelle come una viscida lebbra e brucia solo al contatto dell'aria. Non appena quei disgraziati sporgevano un braccio fuor dalla terra o dell'acqua, il braccio si accendeva come una torcia. Per ripararsi dal flagello, quegli sciagurati erano costretti a rimanere immersi nell'acqua o sepolti nella terra come dannati nell'Inferno di Dante."

 

La pelle è un romanzo scritto nel 1949 da Curzio Malaparte, scrittore e giornalista italiano. La trama copre gli avvenimenti degli ultimi anni della seconda guerra mondiale in Italia, con numerose annotazioni biografiche e riflessioni personali dell'autore.

 

Consigliato per tutti i gusti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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26 febbraio 2012 7 26 /02 /febbraio /2012 19:34

" 'Lei probabilmente crede che io sia un sartucolo da poco. Molti ufficiali invece mi stimano, anche in città, e ufficiali di riguardo. Io sono quassù in via as-so-lu-ta-men-te prov-vi-so-ria' e scandì le due ultime parole come premessa di grande importanza.

Drogo non sapeva cosa dire.

'Da un giorno all'altro io aspetto di partire' continuava Prosdocimo. 'Se non fosse per il signor colonnello che non vuole lasciarmi andare....Ma cosa avete voialtri da ridere?'

Nella penomba infatti si era sentito il riso soffocato dei tre aiutanti; adesso avevano chinato la fronte, esageratamente intenti al lavoro. [...]

'L'ha sentito?' gli chiese con strano accento, facendo un segno ad indicare il sarto che era uscito.

'L'ha sentito? Sa, signor tenente, da quanti anni è qui alla Fortezza?'

'Mah, non saprei...'

'Quindici anni, signor tenente, quindici maledettissimi anni, e continua a ripetere la solita storia: sono qui in via provvisoria, da un giorno all'altro aspetto...'

Qualcuno borbottò al tavolo degli aiutanti. Doveva essere quello il loro abituale oggetto di riso. Il vecchietto non ci badò nemmeno.

'E invece non si muoverà mai' disse. 'Lui, il signor colonnello comandante e molti altri resteranno qui fino a crepare, è una specie di malattia, stia attento lei, signor tenente, che è nuovo, lei che è appena arrivato, stia attento finché è in tempo...'

'Stare attento a che cosa?'

'Ad andarsene appena può, a non prendere la loro mania.'

Drogo disse: ' Io sono qui per quattro mesi soltanto, non ho la minima intenzione di rimanere'."

 

Il deserto dei Tartari è un romanzo scritto nel 1940 da Dino Buzzati, scrittore italiano. La trama è incentrata sulla vita di Giovanni Drogo, giovane tenente dell'esercito assegnato alla Fortezza,  un presidio posto a difesa da un nemico che non arriverà mai.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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24 febbraio 2012 5 24 /02 /febbraio /2012 20:06

"se mai insegnassi scrittura creativa, inviterei i miei allievi a recarsi all'ippodromo una volta a settimana e fare almeno una giocata da 2 dollari per ogni corsa. sul vincente.[...]

mi ci vedo, insegnante di Scrittura Creativa.

'com'è andata, Miss Thompson?'

'ho perso 18 dollari.'

'su chi ha puntato nella corsa clou?'

'su One-Eyed Jack.'

'scelta scema. il cavallo rendeva 5 libbre, il che attira la folla, ma significa anche un passaggio a classe superiore. e un surclassato vince solo quando è giù di giri sulla carta. invece One-Eyed Jack aveva fatto registrare ottimi tempi, altro motivo di attrazione per la folla, ma tali ottimi tempi si riferivano a un percorso di 6 furlongs e, su tale distanza, la velocità è sempre più elevata, rispetto a quella che si realizza su altre piste.

Inoltre, quel cavallo aveva risalito sei posizioni, quindi, ragionava la folla, avrebbe ben figurato sul miglio-e-un-sedicesimo. ma One-Eyed Jack non vince una corsa con 2 curve da 2 anni. e non è un caso, questo. quel cavallo è uno scattista, e solo uno scattista. che sia arrivato ultimo, a 3 a uno, non sorprende.'

'com'è andata a lei, professore?'

'ho perso 140 dollari.'

'su chi ha puntato nella corsa clou?'

'su One-Eyed Jack. la lezione è finita'."

 

Storie di ordinaria follia è una raccolta di racconti pubblicata nel 1972 da Charles bukowski, scrittore e poeta statunitense. I temi fissi dei racconti sono le corse di cavalli, l'alcol e la violenza, capaci di gettare il lettore in un mondo piatto e senza speranza; la sottile ironia dell'autore appare come unico spiraglio di salvezza.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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22 febbraio 2012 3 22 /02 /febbraio /2012 19:47

" Rispuose: 'Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,

che invidiosi son d'ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa'.

E io, che riguardai, vidi una 'nsegna

che girando correva tanto ratta,

che d'ogne posa mi parea indegna;

e dietro le venìa sì lunga tratta

di gente, ch'i' non averei creduto

che morte tanta n'avesse disfatta.

Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l'ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal III canto dell'Inferno, Virgilio descrive a Dante la punizione inflitta agli ignavi, costretti a correre senza mai riposo inseguendo una insegna anonima, costantemente punti e morsi da vespe e altri insetti: tra di essi Dante scorge colui che per viltade fece il gran rifiuto; molto probabilmente si tratta di papa Celestino V, che rinunciò alla carica favorendo l'elezione di Bonifacio VIII.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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Published by Marzio - in Divina Commedia
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20 febbraio 2012 1 20 /02 /febbraio /2012 20:25

" 'A te convien tenere altro viaggio',

rispuose, poi che lagrimar mi vide,

'se vuo' campar d'esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,

non lascia altrui passar per la sua via,

ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,

che mai non empie la bramosa voglia,

e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s'ammoglia,

e più saranno ancora, infin che 'l veltro

verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,

ma sapienza, amore e virtute,

e sua nazion sarà tra feltro e feltro."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal I canto dell'opera, il poeta Virgilio formula la prima profezia della Commedia: un veltro, ovvero un cane da caccia, riuscirà a estinguere per sempre la cupidigia, incarnata nella figura di una lupa insaziabile. E' ancora oggi incerto il significato allegorico di questa profezia: secondo l'opinione più accreditata, il veltro è un riferimento all'imperatore Arrigo VII, in cui il Dante politico riponeva le sue speranze per un'attività riformatrice in Italia.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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18 febbraio 2012 6 18 /02 /febbraio /2012 19:58

" Orso, Antilpoe, Volpe e la piccola Quaglia si avviarono sulla pista. Tras...tras...tras..., viaggiarono tutto il giorno, tras...tras...tras..., lungo la pista, ed arrivarono finalmente al villaggio del popolo delle Selci, ai piedi della Montagna del Vetro Nero.

'Dov'è la casa del Capo?'

'La sua casa è quella laggiù, è la casa dei due fratelli che sono i capi di questo territorio. Ma fareste meglio a non fermarvi qui. Questo non è un buon posto per fermarsi. Siamo gente pericolosa, siamo fragili, siamo duri, siamo molto irritabili'.

'Ohé, Capo, ohé, Capo!'

'Ma si può sapere che diavolo vuoi? Vieni qua se vuoi fare a botte'.

'No, no, noi non vogliamo fare a botte. Non siamo venuti qui per fare a botte. Siamo venuti qui per farti visita e per portarti un regalo da parte di Capo Falco: ecco qua un bel pezzo di fegato di cervo che il Capo ci ha dato per voi'.

[...]

'Non mi piace la carne tenera,' disse 'io mangio sempre un volpacchiotto per cena'.

Ma Ragazzo Volpe gli si avvicinò gonfiando il petto. 'Faresti meglio a non mangiarmi, ti avverto. Potrei avvelenarti, perché ho gli HA-HA!!!'

'Oh, oh, oh,' rise il Selce più anziano ' è un uomo che conosce i veleni, è uno stregone, e di quelli potenti!'

Il Selce più giovane disse: 'Meglio lasciarlo in pace, fratello. Meglio non sfidarlo. Forse è un buon giocatore - potrebbe batterci'."

 

Racconti Indiani è un romanzo scritto nel 1953 da Jaime de Angulo, scrittore e linguista spagnolo. La trama racconta del viaggio di una famiglia di indiani in una terra ricca di magia e mistero: al termine di questo lungo percorso Ragazzo Volpe farà il suo ingresso nel mondo degli adulti.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

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16 febbraio 2012 4 16 /02 /febbraio /2012 20:28

"Ma non è vero che lei è di sinistra? insiste con un'aria furbastra l'altro, Roberto. E vabbe', ma mica è un delitto, rispondo. E poi non mi avete ancora spiegato cosa avrei fatto, io, di sinistra? A questo punto, i due si guardano e scoppiano. E vabbe'. 'a professo', tutti quei brani che ci ha fatto leggere sul razzismo, Malcom X, Martin Luther King, e Làscasas (che sarebbe Las Casas) e poi quell'altro, lì, Primo Levi...eh! Allora, per fare le cose fatte bene, ci doveva fare leggere pure qualche razzista! E cioè?, chiedo. E che ne so, per esempio ci dovrebbe far vedere Skinheads. Ma questo, mi informo, chi lo dice? Tu o loro? No, sempre loro.

Allora mi tocca spiegare che essere antirazzisti non è di destra né di sinistra. E' semplicemente da persone intelligenti. Aggiungo che non sempre c'è l'obbligo di dare spazio a due punti di vista opposti. Se affrontiamo il fenomeno dello stupro, per esempio, non è che mi potete accusare di essere comunista perché non invito a scuola uno stupratore. Ve lo immaginate? Benvenuto a scuola, signore, se per favore, in onore alla par condicio, vuole concederci un po' del suo tempo prezioso per spiegarci il suo punto di vista...

Capiscono che non è aria, se ne vanno."

 

Registro di classe è un diario postumo scritto da Sandro Onofri, insegnante e scrittore italiano. Registro di classe racconta i timori, le riflessioni e le speranze di un insegnante romano, fra alunni troppo grandi per dirsi bambini ma  ancora troppo piccoli per essere considerati adulti; il difficile percorso di crescita dei propri studenti viene affrontato dall'autore con sguardo bonario e una punta di paternalismo.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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14 febbraio 2012 2 14 /02 /febbraio /2012 20:00

" La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi  (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto".

 

Il Saggiatore è un saggio scientifico scritto nel 1623 da Galileo Galilei, filosofo e matematico italiano. In questo estratto, proveniente dal VI capitolo dell'opera, l'autore è in grado di affermare implicitamente l'assoluta autonomia della matematica dalla teologia.

 

Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.

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13 febbraio 2012 1 13 /02 /febbraio /2012 21:11

" - Che? Che? - fecero gli altri. -'Na rapa, - fece il Cagone, e dopo aver smucinato un po', cacciò dalla saccoccia una rivoltella. - Hè! - confermò Lello, ch'era stato subito capito dal compare. - De quanti soldi e a chi? - fece Ugo. - Se famo un benzinaro, - disse calmo Lello, che già sparava la macchina a cento per la Portuense. - Andove? - chiese Ugo. - A un pizzo bono, uno che se pò fa, a la Cristoforo Colombo, a l'Appia, a l'Adreatina, dove volemo annà? [...]

- Quindici litri, a morè, - fece Lello al benzinaro: questo era un giovanotto sui venticinque anni trent'anni, gonfio per la cecagna. Cominciò a servire, piegandosi a infilare la pompa nel serbatoio. Intanto Lello sbadigliando fece al Cagone: - Guarda un po' le gomme, come stanno.

Con quella scusa, moscio moscio, il Cagone scese, e guardò le gomme. -Stanno bene, le gomme! - fece. Nemmeno finì di dire così, che piazzò la pistola contro il benzinaro, che stava riattaccando la pompa."

 

Una vita violenta è un romanzo scritto nel 1959 da Pier Paolo Pasolini, poeta e scrittore italiano. La trama è incentrata sulla vita di Tommaso, un giovane instradato alla violenza e al sopruso in una Roma dove vige la legge del più forte.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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11 febbraio 2012 6 11 /02 /febbraio /2012 18:18

" Eumolpo disse: 'E' la brama di danaro che ha provocato questo guaio. Nei tempi antichi, quando si amava la virtù senza fronzoli, fiorivano le arti liberali e gli uomini andavano a gara per svelare tutto ciò che poteva servire nei scoli futuri.

Così Democrito estrasse i succhi di tutte le erbe e consumò la vita facendo esperienze; Eudosso invecchiò sulla cima di un'alta montagna per osservare il cielo e il movimento degli astri; Crisippo per mantenere efficiente la sua inventiva si purgò tre volte il cervello con l'elleboro; Lisippo morì d'inedia concentrandosi troppo a lungo nello studio di un modello, e Mirone, che aveva racchiuso nel bronzo l'anima dell'uomo e quella delle fiere, non riuscì ad avere un erede.

Noi invece, affogati nel vino e nelle puttane, non abbiamo neppure la forza di praticare le arti che troviamo già evolute e perfette: ce la prendiamo con gli antichi e ci limitiamo ad imparare e a insegnare i vizi.

Dove è andata a finire la dialettica? Dove è andata a finire l'astronomia? Dove si è persa l'onorata strada della saggezza? Chi è mai più entrato in un tempio per far un voto al fine di conquistare l'eloquenza o per raggiungere la sorgente della filosofia?"

 

Il Satiricon (detto anche Satyricon o Satirici) è un romanzo scritto nel I secolo d.C da Petronio Arbitro, scrittore romano. La trama è incentrata sulle disavventure di Encolpio e del suo amante Gitone: il Satiricon descrive con ironia una società degradata e licenziosa, dove dominano personaggi come Trimalchione, un liberto spudoratamente ricco, lascivo e ignorante.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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