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" Rispuose: 'Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che invidiosi son d'ogne altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa'.
E io, che riguardai, vidi una 'nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d'ogne posa mi parea indegna;
e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch'i' non averei creduto
che morte tanta n'avesse disfatta.
Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto."
La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal III canto dell'Inferno, Virgilio descrive a Dante la punizione inflitta agli ignavi, costretti a correre senza mai riposo inseguendo una insegna anonima, costantemente punti e morsi da vespe e altri insetti: tra di essi Dante scorge colui che per viltade fece il gran rifiuto; molto probabilmente si tratta di papa Celestino V, che rinunciò alla carica favorendo l'elezione di Bonifacio VIII.
Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.