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"Poscia che fummo al quarto dì venuti,
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: 'Padre mio, ché non m'aiuti?'.
Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,
già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno'."
La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal XXXIII canto dell'Inferno, il conte Ugolino della Gherardesca racconta a Dante di essere stato rinchiuso a morire di fame nella torre della Muda insieme ai suoi figli. Ci sono state varie interpretazioni dell'ultimo verso, 'poscia più che 'l dolor, poté 'l digiuno': è stata avanzata l'ipotesi che infine il conte Ugolino si sia cibato dei suoi figli, accettando la loro stessa richiesta:
" 'e disser: 'Padre, assai ci fia men doglia
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia'."