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" Eumolpo disse: 'E' la brama di danaro che ha provocato questo guaio. Nei tempi antichi, quando si amava la virtù senza fronzoli, fiorivano le arti liberali e gli uomini andavano a gara per svelare tutto ciò che poteva servire nei scoli futuri.
Così Democrito estrasse i succhi di tutte le erbe e consumò la vita facendo esperienze; Eudosso invecchiò sulla cima di un'alta montagna per osservare il cielo e il movimento degli astri; Crisippo per mantenere efficiente la sua inventiva si purgò tre volte il cervello con l'elleboro; Lisippo morì d'inedia concentrandosi troppo a lungo nello studio di un modello, e Mirone, che aveva racchiuso nel bronzo l'anima dell'uomo e quella delle fiere, non riuscì ad avere un erede.
Noi invece, affogati nel vino e nelle puttane, non abbiamo neppure la forza di praticare le arti che troviamo già evolute e perfette: ce la prendiamo con gli antichi e ci limitiamo ad imparare e a insegnare i vizi.
Dove è andata a finire la dialettica? Dove è andata a finire l'astronomia? Dove si è persa l'onorata strada della saggezza? Chi è mai più entrato in un tempio per far un voto al fine di conquistare l'eloquenza o per raggiungere la sorgente della filosofia?"
Il Satiricon (detto anche Satyricon o Satirici) è un romanzo scritto nel I secolo d.C da Petronio Arbitro, scrittore romano. La trama è incentrata sulle disavventure di Encolpio e del suo amante Gitone: il Satiricon descrive con ironia una società degradata e licenziosa, dove dominano personaggi come Trimalchione, un liberto spudoratamente ricco, lascivo e ignorante.
Consigliato per tutti i gusti.