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" 'Signor curato', disse un di que' due, piantandogli gli occhi in faccia. 'Cosa comanda'? rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo. 'Lei ha intenzione', proseguì l'altro, con l'atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull'intraprendere una ribalderia, 'lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella!'
'Cioè...' rispose, con voce tremolante, don Abbondio: 'cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi...e poi, vengon da noi, come s'anderebbe a un banco a riscotere; e noi...noi siamo i servitori del comune'.
'Or bene', gli disse il bravo, all'orecchio, ma in tono solenne di comando, 'questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai'.
'Ma, signori miei', replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, 'ma, signori miei, si degnino di mettersi ne' miei panni. Se la cosa dipendesse da me,... vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca...'
'Orsù', interruppe il bravo, 'se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito...lei c'intende'. "
I promessi sposi è un romanzo storico scritto nel 1840 da Alessandro Manzoni, scrittore e poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal primo capitolo, il curato don Abbondio riceve delle minacce da alcuni bravi al soldo di un signorotto locale, don Rodrigo, invaghitosi di Lucia Mondella e deciso a impedirne il matrimonio con Renzo Tramaglino.
Consigliato per tutti i gusti e per tutte le età.