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26 ottobre 2013 6 26 /10 /ottobre /2013 12:14

"Io son colui che tenni ambo le chiavi

del cor di Federigo, e che le volsi,

serrando e disserrando, sì soavi,

che dal secreto suo quasi ogn'uom tolsi;

fede portai al glorioso offizio,

tanto ch'i' ne perde' li sonni e' polsi.

La meretrice che mai da l'ospizio

di Cesare non torse li occhi putti,

morte comune e de le corti vizio,

infiammò contra me li animi tutti;

e li' nfiammati infiammar sì Augusto,

che li lieti onor tornaro in tristi lutti.

L'animo mio, per disdegnoso gusto,

credendo col morir fuggir disdegno,

ingiusto fece me contra me giusto."

 

La Divina Commedia è un poema scritto da Dante Alighieri, poeta italiano. In questo estratto, proveniente dal XIII canto dell'Inferno, Pier della Vigna, segretario alla corte di Federico II, spiega come l'invidia e le calunnie subite lo abbiano infine spinto al suicidio; ogni anima presente in questo canto è stata tramutata in albero ed esposta ai tromenti delle arpie, come confermerà più avanti un altro sucida, un anonimo fiorentino.

 

Consigliato per tutti i gusti.

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Published by Marzio - in Divina Commedia
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